Recensioni – ‘Skyline’ di Colin e Greg Strause

Tempo di lettura: 3 minuti

skyline - IMDB

Le aspettative per questo ‘Skyline’ non erano delle più rosee. Come potete vedere cliccando sulla locandina, IMDB gli assegnava un 4.5.
Devo dire, mio malgrado, che si tratta di un voto persino troppo generoso. I fratelli Strause non hanno un curriculum particolarmente impressionante considerato che il loro film più è il riuscito (per un terzo) ‘Alien vs Predator 2‘, non del tutto privo di  un certo coraggio (per chi lo ha visto, mi riferisco alle scena della nursery).
Andiamo con ordine.

INTRODUZIONE:

Gli Strause hanno le idee confuse e lo si capisce subito. Il film inizia con una sequenza nel presente (misteriose luci invadono la città ipnotizzando e controllando la menti di ignari cittadini, poi rapiti. Ricordate questo particolare) per poi spostarsi su un lungo, inutile e fastidioso flashback nel quale i personaggi ci vengono presentati con una superficialità di interazioni reciproche da far spavento.
In sintesi, almeno un quarto d’ora completamente sprecato e condito con dialoghi che non hanno alcun senso. Non solo. A peggiorare le già deboli caratteristiche mostrate ci troviamo precipitati nella tipica, trita e ritrita festa di un giovane, ricco, spocchioso, fedifrago musicista (o si presume sia tale). Da qui, per i prossimi quindici minuti, non ci spostiamo.
Fino a quando gli Strause si riallacciano al presente.

BLOCCO CENTRALE:

Che i due registi siano appassionati di fantascienza, lo si vede eccome. Che abbiano deciso di attingere a piene mani dall’ultimo decennio di produzione fantascientifica, è fin troppo evidente. Che non lo sappiano fare, lo dico e lo controfirmo. Ci troviamo subito catapultati tra sequenze di: Independence Day, Matrix, La guerra dei mondi e tutta una serie di rimandi più o meno evidenti a ogni pellicola di genere che sia dato ricordare. Alieni, alieni e alieni. Seppie di Matrix, tripodi e chi più ne ha più ne metta.
Qui il protagonista, Jarrod (Eric Balfour, che ricordiamo per una performance da dimenticare in ‘Non aprite quella porta‘), circondato da una pletora di perfetti imbecilli, il cui unico destino può essere morte certa, cerca di portare in salvo la sua innamorata (e prossima madre di suo figlio) in una città invasa da alieni apparentemente invincibili.
Per i prossimi cinquanta minuti i nostri eroi corrono tra i vari piani di un palazzo, con scene al rallentatore del tutto fuori luogo, con interazioni banali e scontante e soprattutto senza un minimo di pathos. Nemmeno l’arrivo dell’esercito e l’inefficace lancio di un missile nucleare (ricorda niente?) ci fa accelerare il battito cardiaco.

CONCLUSIONE:

Non arriva mai abbastanza in fretta e anche qui, i fratelli Strause, riescono a sbagliare in modo clamoroso ogni scelta, anche inconsapevole, che gli hanno proposto gli sceneggiatori (Joshua Cordes e Liam O’Donnell, novizi del mestiere).
I nostri eroi non posso salvarsi, e infatti non ci riescono. Li alieni (questa razza che ha bisogno dei cervelli umani per attivare le proprie biomacchine e della quale non sapremo mai assolutamente nulla) li ‘abducono‘ e qui, per l’ennesima volta, i fratelli Strause sembrano trovare un guizzo di genialità, per quanto non originalissima, con una sequenza riassuntiva nella quale mostrano il destino di tutte le città del mondo. E nella quale, in conclusione, la telecamere ruota fino a mostrarci la luce, la stessa luce che ha sancito la fine di molti uomini all’inizio del film.
Quindi anche noi spettatori, come tutto il resto dell’umanità, siamo destinati al rapimento. Bello. Non originalissimo, ma comunque un picco inaspettato a conclusione di un film mediocre.
E infatti, non ce lo dobbiamo aspettare.
Il film continua all’interno della nave aliena che ha rapito i nostri eroi e l’incomprensibilità della trama raggiunge il suo apice quando il cervello di Jerrod, trapiantato in un alieno, ne prende il controllo e inizia una battaglia di cui non sapremo mai la fine. Lui, il neo-alieno ribelle contro l’intera razza nemica. Tutto per difendere l’innamorata, e il nascituro.

TEORIE:

Spulciando il curriculum dei registi e degli sceneggiatori si scoprono cose interessanti. I fratelli Strause hanno una formazione prettamente tecnica: 62 titoli all’attivo dei quali hanno curato gli effetti speciali e pochissime esperienze di regia. I due sceneggiatori sono della stessa scuola, ma con meno esperienza.
Forse, e dico forse, non è così semplice improvvisarsi registi.

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