[Recensioni TV] – ‘Legion’

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★½

Ero molto curioso di vedere questa serie TV, e lo ero per almeno due motivi. Il primo è che sono un appassionato di vecchia data degli uomini X, il secondo è che Legione è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti. A David Haller va il merito di aver innescato il crossover Marvel più bello che io ricordi: L’Era di Apocalisse, pubblicata a metà anni novanta e capace di ridisegnare l’universo X in maniera straordinaria.
La serie TV non strizza l’occhio a questa grandezza passata e non cerca nemmeno di arrampicarsi sulle spalle del Marvel Cinematic Universe tutt’ora in corso: Legion è un prodotto autonomo che solo in alcuni punti ci fa capire di avere qualcosa a che fare con un Professor X (David Haller è il figlio di Charles Xavier) esterno al grandioso duo McAvoy/Stewart. Ma di cosa parla la serie?
David Haller (Dan Stevens) è un mutante tormentato da disturbi psichici che gli rendono difficile capire cosa sia reale e cosa no. E’ rinchiuso all’interno di un istituto psichiatrico, tenuto sotto osservazione da un ente governativo che teme i grandi poteri di cui dispone, e incapace di capire cosa gli sta realmente accadendo. Sarà Melanie Bird (Jean Smart) a far evadere David dal Clockworks Psychiatric Hospital e a spiegargli che non è pazzo: ha grandi poteri, una mente complessa e bisogno di qualcuno che lo aiuti a capire. Da qui in poi, David dovrà fare i conti con parti del suo passato che non conosceva.
Primo fatto: Noah Hawley, eminenza grigia dietro Legion, ha dimostrato coraggio da vendere rifiutando la lusinga di utilizzare l’universo cinematografico Marvel come sponda narrativa per la sua serie. Ha scelto una strada scomoda (Agents Of S.H.I.E.L.D. ha dimostrato che strizzare l’occhio a una continuity cinematografica in corso può creare cortocircuiti interessanti) e non ha avuto paura di percorrerla. Secondo fatto: per una volta un prodotto che ha una forte impronta pop decide di non insultare l’intelligenza delle spettatore. Legion offre qualcosa di complesso, psichedelico, privo di scorciatoie e che non accomoda la narrazione solo per non perdersi per strada fette di pubblico. E questo si traduce anche in un vero e proprio crescendo di qualità, intensità e forza degli episodi.Lenny e David sono interpretati da Dan Stevens e Aubrey Plaza
Hawley fino al quarto episodio gioca sporco: lo fa con una regia da LSD condensato, lo fa senza aver mai paura di far dire allo spettatore:”Ma cosa sto guardando davvero?” E poi, con un salto dello squalo al contrario, cala l’asso nel quinto episodio. L’ingresso del Re delle Ombre, personaggio oscuro mutuato dall’universo Marvel, imprime a Legion una velocità che è destinata a non calare mai.
Legion stupisce proponendo uno spettacolo schizoide laddove molte altre serie si limitano a confortare lo spettatore offrendogli in sostanza varianti di quello che già ha. Incastri musicali, monologhi, la presenza di un personaggio woodstockiano come Oliver Bird (Jemaine Clement) e la performance incredibile di Lenny Bukser (Aubrey Plaza), alter ego del Re delle Ombre. Tanti ingredienti, difficili da unire in modo omogeneo.
E infatti Legion non è un prodotto omogeneo. E’ folle come David Haller (tra l’altro, Dan Stevens è molto, molto bravo, ma vi prego guardate la serie in lingua originale!), è oscuro come Amahl Farouk, è coraggioso come l’amore tra Syd Barrett (Rachel Keller) e David. Ed è imprevedibile come Oliver che viaggia verso luoghi caldi infestato dal demoniaco Re delle Ombre.
Se amate l’universo X, se volete mettervi alla prova, se non vi piacciono le cose scontate, Legion fa per voi. Ma anche se non amate tutte queste cose, investite tempo per gustarvi questa serie: Legion ha ridefinito quanto è possibile pretendere dal pubblico e questa nuova filosofia, presto, si propagherà. Eccome se si propagherà.

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[Racconto] – L’Adepto

Tempo di lettura: 3 minuti

L’Adepto è una brevissimo racconto inedito ispirato al mondo del mio romanzo La terza memoria ed è nato con un duplice scopo. Il primo è quello di divertirmi tornando nell’Italia post apocalittica che ho inventato come ambientazione del romanzo. Il secondo è (sarebbe) quello di stuzzicare chi ancora non ha letto La terza memoria e magari accompagnarlo verso il romanzo. Il primo scopo l’ho raggiunto. Vediamo se qualcuno mi aiuterà a raggiungere anche il secondo.
L’immagine qui sopra è la bellissima illustrazione che Franco Brambilla ha fatto per la copertina di Urania.

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Racconti – Weird Po – N di meNare: L’aNtologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Per come la vedo io, la sperimentazione è una componente fondamentale della scrittura. Testare le proprie attitudini, uscire da quella che di norma viene definita come ‘zona di comfort’ e intraprendere con entusiasmo nuovi sentieri sono alcuni dei motivi che rendono lo scrivere così interessante.
Con Weird Po (titolo molto azzeccato suggeritomi dal vulcanico Jack Sensolini), mio contributo all’antologia N di meNare, ho provato a fare proprio questo. Travolto dall’entusiasmo di Jack, di Luca Mazza e degli altri straordinari compagni di avventura ho spinto sull’acceleratore cercando di esplorare nuovi territori.
Certo, citando un vecchio adagio: chi nasce quadrato non muore tondo, perciò scavando sotto la superficie ci sono sempre io, ma considero Weird Po un esperimento davvero ben riuscito.

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