RF – ‘The Amazing Spiderman’ di Mark Webb

Tempo di lettura: 2 minuti

Cosa succede se un adolescente gracile ma intelligente, con la passione per la fotografia e non privo di una certe dose di carisma viene morso da un ragno radioattivo che lo trasforma nel supereroe di quartiere per eccellenza?
Esattamente quello che succedeva dieci anni fa nello ‘Spiderman‘ (2002) firmato da quel geniaccio di Sam Raimi, solo che questa volta succede con un attore più carismatico del monocorde ex bimbo prodigio Tobey Maguire e con un cattivo decisamente molto meno carismatico del Goblin interpretato dal veterano Willem Dafoe.
Insomma, se dovessi dare un giudizio del tutto spassionato, direi che non sentivo la mancanza di un’ennesima e sempre uguale genesi di Spiderman, con la morte dello zio, con il peso della responsabilità e con il lato oscuro sempre e comunque presente nei sentimenti di un adolescente che inizia a diventare uomo. A differenza dell’arrampicamuri (Rat-Man docet) figlio di Raimi però, in questo ‘Spiderman’ manca il coraggio del regista veterano che aveva trasformato, per esempio, le ragnatele in qualcosa generato dal corpo del ragazzo, una sua metamorfosi verso l’età adulta. Non ridotte a semplici ritrovati scientifici così aderenti alla realtà fumettistica.
Del resto Mark Webb appare decisamente meno talentuoso di Raimi e di sicuro non così coraggioso. Pare, come purtroppo spesso succede, che il regista si sia limitato a ricevere indicazioni fumettistiche (il taglio teen-ager di questo nuovo uomo ragno va a pari passo con la sua ridefinizione su carta stampata) e a trasporle correndo il minor rischio possibile. Se pensiamo, anche se qui sfioriamo l’eccellenza, a quello che Nolan ha fatto con il suo Batman appare evidente che non c’è stato, da parte di Webb, nessun tentativo di reinterpretare lo Spiderman del fumetto.
Lo dimostra anche la gestione di un cattivo assolutamente privo di carisma e il fatto che, nel complesso di una storia a taglio adolescenziale (che a priori non è mai un difetto), non c’è nessuna scelta che faccia emergere tematiche più profonde. Il conflitto con il padre di Gwen (comunque ben interpretata da Emma Stone) è scialbo e stereotipato così come il rapporto con il dottor Connors.
Pregi? Come accennavo, Andrew Garfield (a parte il cognome) se la cava bene e convince più del suo predecessore. Gli effetti speciali sono buoni e in alcuni, rari, rarissimi casi viene anche strappata una risata (il cameo di Stan Lee è talmente inutile quanto bello).
Resta il rammarico di un film che, pur potendo avere uno spazio nella grande continuity Marvel arrivata al suo apice con ‘The Avengers‘, si ferma a un reboot di basso livello.

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Comments (1):

  1. LDV

    18 Luglio 2012 at 15:34

    Film delusione dell’anno.
    Il pipistrello si mangerà il ragno? penso di si!

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