The Circle – di James Ponsoldt

Tempo di lettura: 2 minuti

★★½☆☆

I segreti sono bugie

Mae – The Circle

Il tempismo nella fantascienza è fondamentale. Arrivare in ritardo rispetto a quanto sta accadendo nel mondo reale può trasformare un buon film in uno scadente documentario di repertorio.
The Circle, purtroppo, arriva un pelo in ritardo e la sensazione che si ha è proprio quella di aver assistito a qualcosa di vecchio.
Mae (una Emma Watson male assortita) è una giovane ambiziosa che vede la sua vita cambiare quando l’amica del cuore Glenne (Bonnie Holland) riesce a farla entrare al Circle, una grande azienda che deve i ricchi natali a un social network di diffusione mondiale. Il guru di Circle, Eamon Bailey (un Tom Hanks in versione Steve Jobs) ha le idee molto chiare sul futuro: connessione totale, condivisione totale, nessun segreto e l’ambigua gestione di una mole di dati a dir poco impressionante.
I riferimenti al nostro presente sono tanti, e nemmeno così intellegibili: Facebook, Google, i reality show, la mania di condividere qualunque cosa. L’azienda Circle è la versione inquietante delle moderne compagnie 3.0: una vera e propria città autosufficiente, capace di assimilare tutti i dipendenti in un ecosistema che si alimenta di sé stesso.
E Mae, paladina della connessione e della condivisione, scoprirà che le ombre sono tante, forse ben più delle zone di luce.
Il problema è, appunto, la tempestività. The Cirle si basa sull’omonimo romanzo di Dave Eggers pubblicato nel 2013. Quattro anni, per tematiche come queste, sono troppi e la pellicola si presenta in ritardo all’appuntamento con la storia. L’ingerenza della politica, il flirtare con l’illegalità di strutture che viaggiano più veloci delle normative che dovrebbero controllarle, il software SoulSearch che trasforma gli esseri umani in pokemon da filmare e catturare. Tutto già visto, tutto già elaborato, tutto già ieri.
Anche la presenza di Ty Lafitte (un John Boyega che forse passa di lì per caso), l’eminenza grigia dietro il social network TruYou alla base della ricchezza della Circle, risulta piuttosto posticcia. Un rigurgito di politically correct per non pestare troppo i piedi a Zuckerberg e soci, filantropi della libertà di informazione, o una debolezza narrativa?
Restano, sporadici ma intensi, alcuni guizzi interessanti. Il più insidioso di tutti è legato alla frase ‘i segreti sono bugie’, ma nel complesso ciò che dovrebbe inquietarci lo vediamo ogni giorno, sulle principali piattaforme social.
Se The Circle fosse uscito qualche anno fa, magari proprio nel 2013, avrebbe di certo vantato una capacità visionaria fuori dal comune. Ma oggi, a parte lo sbattere in faccia a chi non frequenta il web come stanno le cose, va di poco oltre il ‘te l’avevo detto’ del compagno di banco saputello. Peccato.

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno Cinema

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Hill House, il passato e l’inferno

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

Tempo di lettura: 3 minuti

Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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