The Nun – di Corin Hardy

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Ci sono due modi principali attraverso i quali ampliare l’universo narrativo di un franchise. Il primo è prendere un elemento (personaggio, ambientazione, situazione) e svilupparlo in maniera poco pretenziosa lavorando più sull’estetica che sulla sostanza e limitandosi a cavalcare la potenza concettuale dei pilastri fondanti il franchise. Il secondo è raccontare una storia diversa utilizzando uno degli elementi di cui sopra, sfruttare una suggestione scegliendo però un percorso narrativo autonomo che si appoggia al capostipite invece di caricarselo sulle spalle col rischio concreto di restare schiacciato dal suo peso.

The Nun, purtroppo, appartiene alla prima categoria. Se da un lato la pellicola consolida l’universo horror concepito da James Wan con l’ottimo The Conjuring che adesso arriva a contare cinque pellicole, dall’altro lo fa in maniera poco convinta limitandosi, appunto, a un minimo sindacale persino sotto la sufficienza.
La storia è tanto suggestiva quando poco sfruttata: siamo all’inizio degli anni ’50 e il monastero di Cârţa, incastrato nelle selvagge lande della Romania, è teatro del tragico suicidio di Suor Victoria. Padre Burke (un poco convinto Demián Bichir) e Suor Irene (la brava Taissa Farmiga) vengono inviati dal Vaticano a indagare sul misterioso suicidio. Il monastero si rivelerà infestato dal terribile demone Valak, nemesi giurata di Ed e Lorraine Warren (The Conjuring: Il Caso Enfield).
La location è molto suggestiva e gli alti riferimenti (forse persino involontari) a Il Nome della Rosa riarrangiati dallo specchio deformante della coppia prete-suora, difficili da ignorare. Il vero problema di The Nun è tutto nella scrittura perché semplicemente Valak non basta. Il personaggio era potente, le sue apparizioni ne Il Caso Enfield convincenti e ben dosate. Ma portarlo fuori dal quadro che lo immortalava era un rischio e l’operazione doveva essere accompagnata da qualcosa di più che un monastero, angoli bui, un prete sprovveduto, il Francese (Jonas Bloquet) lingua lunga e lo spiegone da manuale di occultismo. La stessa Suor Irene, giovane devota a Dio ma in attesa di prendere i voti, poteva offrire qualcosa di più mentre Hardy e lo stesso Wan hanno scelto la via più semplice.

Copyrihgt: New Line Cinema, The Safran Company, Atomic Monster Productions


Da una lato questo non stupisce: la serializzazione dei franchise ‘inventata’ dalla Marvel inizia a mietere vittime e gli spin-off su personaggi secondari possono essere film zoppicanti, parziali, che vivono di luce (o tenebra) riflessa e che servono solo ad aggiungere componenti di qualità altalenante a un universo narrativo in via di espansione. Dall’altro però si tratta di un’operazione che non porta da nessuna parte perché alla fine dei novantasei minuti di The Nun se si ha l’ardire di farsi la domanda:”Ma questo film serviva?” la risposta è un secco e ineluttabile “NO”.
E a poco serve la strizzata d’occhio finale, il piccolo grande fan-service che dovrebbe consegnare nelle mani dello spettatore la sensazione di essere parte del grande tutto horror concepito dalla mente frizzante di James Wan.
Perciò, The Nun è davvero un brutto film? No, peggio. E’ un film inutile. Intrattiene il giusto, spaventa con la consunta arte del salto sulla sedia, ha qualche trovata interessante (le campanelle sulle tombe) sprecata però dalla costante sensazione di già visto che infesta tutto il film.
Il mia malcontento diventa ancora più forte quando invece incappo nel secondo modo di ampliare i franchise (mi cito: “raccontare una storia diversa utilizzando uno degli elementi di cui sopra, sfruttare una suggestione scegliendo però un percorso narrativo autonomo che si appoggia al capostipite invece di caricarselo sulle spalle“). Mi è successo con Ouija – L’origine del male, del bravo Mike Flanagan, pellicola di cui vi parlerò tra qualche giorno.
Nel frattempo uniamoci tutti nella preghiera perpetua per un horror più concettuale e meno seriale.

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Hill House, il passato e l’inferno

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Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

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Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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