j.g. ballard

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Il condominio – J.C. Ballard

Il condominio non è solo un romanzo. Il condominio è una cinica ricostruzione sociale mista poi a un esperimento culturale pari a quello di un entomologo che osserva le formiche in un terrario.

Ballard fa questo, in misura più cinica di quanto farà parecchi decenni dopo Stephen King con il suo The Dome, Ballard fa esattamente questo.

Ci sono i ‘reietti’ dei piani inferiori, la middle class che occupa il centro del palazzo e i padroni che vivono agli ultimi piani. C’è lo scontro, c’è la necessità di questo scontro, l’accettazione di quanto sta accadendo e anzi, il desiderio autodeterminativo che questo debba continuare ad accadere.

Ballard destruttura l’uomo partendo dalla massima rappresentazione del potere antropocentrico: un palazzo ipertecnologico abitato da ricchi, da professionisti, da persone colte, da chi fuori dal palazzo il mondo lo domina. Ma lì dentro? Che significato possono assumere gli ascensori, le scale, i condizionatori, gli impianti elettrici in un ecosistema in cui tutto diventa conflitto?

E’ un romanzo denso. Un romanzo cinico e spaventoso. Sotto molti aspetti, il seguito ideale de L’Isola del Dottor Moreau di Herbert George Wells.

La destrutturazione dell’uomo parte proprio dal momento in cui l’uomo ha raggiunto la sua massima aspirazione: quella di vivere in un condominio come quello dipinto da Ballard, orgoglio di prestigio, testa di ponte per una nuova società urbana. Ma non è il punto di arrivo, quello. E’ l’inizio di una nuova, selvaggia, lotta. Una lotta che è intrinseca della natura umana e che Ballard esamina con ferocia.

Aggiungo, un testo terribilmente attuale scritto più di quarant’anni fa, profetico sotto molti aspetti e che dovrebbe essere da monito a tutti noi.

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