RL – ‘Il ciclo di vita degli oggetti software’ di Ted Chiang

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★☆

Quando un addetto ai lavori si cimenta nella scrittura di un racconto o di un romanzo che tratta le materie da lui conosciute, il rischio è sempre dietro l’angolo.
Perché può venire spontaneo perdersi in troppi tecnicismi, perché si tende a dare per scontato che l’interlocutore, cioè il lettore, sappia più di quanto in realtà non gli è noto. La via per l’inferno, si sa, è lastricata di ottime intenzioni.
Ted Chiang, di professione informatico, e il suo ‘Il ciclo di vita degli oggetti software’ non commette questo errore. O meglio non lo commette del tutto. Credo, anzi, che utilizzi in modo molto consapevole e voluto il vocabolario arcano di chi fa un mestiere come il suo. Nel mio caso, essendo del settore, non mi sono smarrito davanti agli aggiornamenti o alle piattaforme virtuali ma mi piacerebbe il parere di qualche profano dell’informatica.
Detto questo il breve romanzo di Chiang riesce a farsi voler bene. Prima di tutto il suo approccio all’intelligenza artificiale è atipico: nessuna entità che prende vita nel brodo matematico della rete, nessun super computer che si ribella all’uomo e cerca di prenderne il posto in cima alla catena alimentare. Niente di tutto questo, nel romanzo di Chiang. Come per molte altre cose nei nostri tempi, e in quelli del un vicinissimo futuro narrato dall’autore, il motore della creazione è l’economia. Perciò interessi economici e sviluppo software, affiancati a quello che diventerà un vero e proprio percorso di vita.
I due protagonisti, molto diversi di formazione ma molto simili nel loro legame con le entità di silicio da loro create, intraprendono quello che è a tutti gli effetti un percorso di crescita come genitori. Le loro creature, i digienti, scoprono il mondo esattamente come fa un bambino. Un po’ alla volta e intraprendendo un percorso minato da rischi e difficoltà. Quello che può essere l’equivalente di un trasferimento da una città a un’altra per un bambino, diventa un nuovo aggiornamento software per i digienti che si troveranno sempre di più isolati in un mondo virtuale per il quale loro sono troppo antichi.
In questo romanzo c’è la trasposizione digitale delle scelte di genitori e figli, dei bisticci, dei contrasti derivati dalla crescita fino al momento in cui i piccoli crescono e sono pronti a camminare con le loro gambe, o almeno a provarci. Chiang sceglie la chiave informatica per mostrarci tutto questo e lo fa trasformando il mondo digitale da lui creato in una fedelissima, anche nella sua drammaticità, copia del mondo reale. Con gli stessi difetti, le stesse debolezze e le stesse inarrivabili ambizioni.
L’unico neo del corto romanzo di uno scrittore che ha nel suo DNA la narrazione breve, è appunto una scelta a volte troppo tecnica.

Volete altra fantascienza informatica? Eccovi accontentati!
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Comments (1):

  1. massimo

    19 Giugno 2012 at 12:17

    C’ho “girato in giro” parecchio. Tocca prenderlo e leggerlo.

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