TIFFANY MCDANIEL

Tempo di lettura: 2 minuti
L’estate che sciolse ogni cosa – Tiffany McDaniel

Sai, Fielding, il fatto è che quando si rompe qualcosa di cui nessuno si cura troppo, si creano delle ombre che prima non c’erano. La ciotola, prima, aveva un’ombra. Una sola. Adesso ogni coccio ha la sua. Dio mio, quante ombre sono state create. Piccoli lembi d’oscurità che d’improvviso, insieme, sembrano più grandi di quanto fosse la ciotola. È questo il guaio delle cose in pezzi. La luce muore e si fa sempre più tenue e le ombre … Quelle vincono sempre, alla fine.

Questo siamo, nell’universo di Tiffany McDaniel. Ombre. Ombre e marionette che si muovono ai margini del luminoso dolore inciso dall’autrice in ogni pagina del suo romanzo. Non è una caso che a catalizzare l’oscurità d’inchiostro messa in scena dalla McDaniel ci sia il Lucifero di Milton e del suo Paradiso Perduto. Non è che un caso che nella straziante carrellata di sofferenza, di perdita, di dolore e di rimpianto l’autrice riesca a parlare di ciascuno di noi. Il Diavolo che decide di essere ciò che è perché quello è l’unico modo per giustificare perdite, dolori e rimpianti fin troppo umani. Il Diavolo che arricchisce la visione di un mondo fin troppo “caldo” e reale con il senso di incolmabile perdita che lo affligge. E allora ecco il velo onirico che la McDaniel stende su ogni cosa. Un velo traslucido, a volte ovattato, a volte fin troppo reale. Un velo che si mischia con le lacrime della famiglia Bliss – con le nostre lacrime – un velo che nessuno ha mai la forza di strappare del tutto. Un velo fatto di piccoli rituali, di rinunce, di sconfitte e di coordinate. Le coordinate di un male così comune, così banale, che ha bisogno del Diavolo per essere giustificato.Non c’è salvezza ma solo la possibilità di rifugiarsi in quelle solite ombre che la sofferenza stessa proietta. Rifugiarsi nella speranza che il bagliore del dolore non ci colpisca troppo forte.Perché il suo calore non cauterizza, non cicatrizza. Ma scioglie, trascinato e sofferente, ogni cosa. E secca anche le lacrime lasciando al loro posto solo il vago sollievo di una pioggia perduta.

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