Abbiamo ucciso la Balena Blu

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Lo ammetto: qualche mese fa dopo aver letto un lungo articolo pubblicato su un titolato quotidiano online (non avevo visto il servizio de Le Iene) sono stato il primo a parlare con alcuni colleghi del Blue Whale. A modo mio, ho contribuito a diffondere un morbo dai contorni indefiniti i cui margini di veridicità sono ancora molto nebulosi anche se, possiamo dirlo, non esiste nessun Blue Whale.
Perciò, ora che si è detto di tutto e di più sul (non)fenomeno, cosa possiamo aggiungere? Chi mi segue sa che sono appassionato di social network e soprattutto di come questi stanno impattando sulla società, di come cambiano la struttura mentale di chi li utilizza e anche di chi non ne fruisce in modo massiccio.
Per come la vedo io, al netto del circo mediatico scatenato intorno al Blue Whale, tutta questa esperienza ci ha fornito alcune coordinate sulle quali voglio, e spero mi seguiate, riflettere.
Prima considerazione: i bambini/ragazzini hanno sempre avuto i loro spauracchi, i loro mostri, le loro paure irrazionali sviluppate all’interno di un ecosistema escluso agli adulti. Il lupo, i vampiri negli scantinati, l’uomo nero, il ba bau o il più recente Slender Man. I grandi sono ammessi, ma la loro funzione è razionale e ottusa, incapace di comprendere ma ostinata nel rassicurare.
Seconda considerazione: da un po’ di tempo a questa parte, e di certo siamo nel periodo storico in cui questa situazione è più manifesta, c’è uno scollamento tra la capacità degli adulti di essere al passo con le dinamiche tecnologiche cui sono soggetti i bambini/ragazzini.
Le leggi non scritte interne ai social network, perché ci sono principi di funzionamento occulto nei social dei quali abbiamo rilievo solo quando questi sfociano nel cyber-bullismo o deflagrano in eventi altrettanto eclatanti, eludono il controllo degli adulti. O per disinteresse generale, o per incapacità antropologica (e non volontaria) di comprendere o per mancanza di tempo. Fatto sta che i bambini/ragazzini hanno per le mani uno strumento necessario, imprescindibile ma che sfugge alla funzione razionale degli adulti.

Uniamo questi due punti e cerchiamo di applicarli al Blue Whale. Anzi, facciamo un esperimento contrario. Applichiamo il Blue Whale alle due considerazioni di cui sopra. Cosa succede?
Fatto: il Blue Whale non esiste. Questo è l’unica certezza che ho maturato in questi mesi. A tutti gli effetti è un moderno spauracchio, un’evoluzione 2.0 dell’uomo nero, del lupo cattivo, dello Slender Man. Un’attualizzazione naturale innestata sulle moderne tecnologie di qualcosa che c’è sempre stato e sempre ci sarà. Ma il disordine informativo unito all’inadeguatezza del mondo adulto rispetto al rapporto che i bambini/ragazzini hanno con il mondo social ha creato un micidiale cortocircuito.
L’adulto non è stato in grado di recitare la sua consolidata funzione razionale e ottusa. L’adulto si è spaventato, ha frainteso, il Blue Whale non è rimasto ciò che era, un mostro a uso e consumo dell’universo infantile, ma ha bucato lo schermo razionale. Il mondo dei grandi l’ha adottato e ha iniziato a parlarne non come si minimizza il mostro sotto il letto, ma come si gestisce la reale minaccia di un malintenzionato.
Hanno – abbiamo – ucciso la Balena Blu trasformandola in qualcosa di concreto, in qualcosa che i bambini/ragazzini non sono più stati in grado di gestire perché sfuggito alle loro normali coordinate. E’ tuo padre che ti fa dormire con la luce accesa perché ha paura l’uomo nero possa farti del male, è tua madre che sbarra porte e finestre per impedire alla strega cattiva di portarti via. Adesso il Blue Whale, o meglio quello che rappresenta, fa davvero paura perché gli adulti gli hanno permesso di esistere davvero.

Se c’è qualcosa da ricordare di tutta questa faccenda, se c’è qualcosa su cui forse vale la pena riflettere, è proprio la necessità di lasciare ai bambini il loro mondo, di comprendere come questo si sia adeguato alle nuove tecnologie e di non volerne a tutti i costi fare parte. E’ difficile, è complicato ed è uno sforzo inedito. Ma chiediamo alle nuove generazioni di crescere sempre più in fretta, non uccidiamo anche i loro mostri.

Altre considerazioni sparse:
La necessità degli assoluti – 8 Marzo 2017
Filosofia, scienza, fantascienza e assoluzione – 31 Gennaio 2017
Intelligenze artificiali? – 31 Agosto 2016
Twitto quindi sono – 14 Aprile 2015
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Hill House, il passato e l’inferno

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Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

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Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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