La fantasia degli anni ’80?

Tempo di lettura: 3 minuti

David Eddings, Margareth Weis, Tracy Hickman, R.A. Salvatore, Stephen R. Donaldson: cinque icone del genere fantasy che mi hanno formato nella mia adolescenza. Era la fine degli anni ’80, scoprivo Hero Quest e Dungeons & Dragons, non avevo ancora letto Tolkien e stava iniziando il mio amore per la lettura.
Perciò leggere di Belgarath il Mago, di Sparhawk, di Raistlin e Caramon, di Drizzt e Artemis Entreri o di Thomas Covenant voleva dire immergersi in un’epica fantasy che al tempo costituiva una bella fetta del mio immaginario fantastico. Ho amato quegli autori e quei libri, li ho davvero amati alla follia anche se non li ho più riletti.
Poi alcuni giorni fa mi è stato chiesto di consigliare qualche testo a un ragazzo di tredici anni innamorato della lettura: tutti questi nomi sono scivolati fuori dal cassetto della memoria e sono finiti su una lista, in rigoroso ordine cronologico.
Ieri un primo verdetto: al giovane lettore sono stati proposti i titoli di Dragonlance. Si è rigirato tra le mani il libro (unico volume, prima trilogia), lo ha metaforicamente annusato e poi ha storto il naso:”No, non fa per me“.
Il prossimo sarà Eddings e vedremo se in quel caso i miei consigli avranno più fortuna ma resta il fatto che sono rimasto molto stupido dalla reazione: possibile che Dragonlance non abbia attirato l’attenzione di un ragazzo che già legge narrativa fantastica? Maghi. Amicizia. Bene e male. E draghi. Dal mio limitato punto di vista, tutti ingredienti che dovrebbero far saltare sulla sedia qualunque ragazzino.
Da qui, la riflessione. Come sono cambiati i gusti letterari degli adolescenti (mi riferisco, ovviamente, agli adolescenti che leggono narrativa fantastica)? Possibile che i testi degli anni ’80 (lustro più, lustro meno), non incontrino più il loro favore? La magia, la forma mentis, la suggestione che ha incantato una generazione ha forse esaurito il suo potere di viaggiare nello spazio e nel tempo?

Rilancio a rischio da fare il passo più lungo della gamba: la recente cancellazione della serie Nightflyers (figlia degli anni ’80, è di quel periodo il racconto di George Martin che ha ispirato lo show), è un altro indizio che va in questa direzione?
Se è davvero così, ecco che torniamo alla domanda cardine di questa riflessione: che cosa manca alla letteratura fantastica di quei tempi per affascinare le nuove generazioni?
Forse quell’epica era pervasa da una visione troppo manichea o ingenua del mondo? Forse il bene e il male assoluto hanno perso il loro fascino? Ammetto di non essere aggiornato sulla moderna narrativa young adult, conosco qualcosa dalle trasposizioni cinematografiche (Divergent, Maze Runner, Hunger Games, Shadowhunters per citarne alcuni) ma queste storie, tutte tra il distopico e lo urban fantasy, sono saldamente ancorate al nostro mondo. Lo stesso Harry Potter si divide tra la realtà quotidiana e la magia di Hogwarts. O forse sono i protagonisti adolescenti a essere il discriminante tra la narrativa di allora e quella di oggi?
Aggiungo un piccolo tassello: navigando tra le varie piattaforme (Amazon, Goodreads etc) ho trovato che questi libri vengono letti ancora all’estero anche se non ho riferimenti sull’età dei lettori, mentre in Italia uno dei pochi commenti che ho trovato è stato:”acquistato per mio figlio che legge e beve questo tipo di libri ma non lo ha trovato particolarmente avvincente“. Erano I Belgariad di David Eddings.
Non ho risposte a queste domande anche perché il mio osservatorio personale è piuttosto limitato perciò chiedo a voi: cosa è successo a quei testi? Come sono cambiati i gusti degli adolescenti? E soprattutto, davvero si è creata una frattura culturale così profonda tra noi adolescenti degli anni ’80 e gli adolescenti di oggi?

COSA HO SCRITTO SUGLIA ANNI ’80?
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