Il Rituale – di David Bruckner

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★½☆
Continua il bel lavoro di recupero/distribuzione di Netflix verso un cinema horror di certo meno chiassoso dei grandi franchise ma assolutamente degno di attenzione. Dopo il bel (e italiano) Oltre il guado di Lorenzo Bianchini, è il turno de Il Rituale, produzione tutta inglese firmata da David Bruckner e ispirata all’omonimo romanzo di Adam Nevill.
Ne Il Rituale quattro amici inglesi decidono di ritirarsi per alcuni giorni di trekking sul sentiero del re, camminata panoramica nel Parco nazionale Sarek (Svezia del Nord). Era il desiderio di Rob, quinto membro del gruppo morto mesi prima, e il viaggio ha lo scopo di commemorare la memoria dell’amico scomparso. Un piccolo incidente spingerà i quattro a tentare una scorciatoia attraverso i boschi selvaggi del parco Sarek ma la decisione li porterà ad affrontare antiche mitologie nordiche. Dopo la sosta notturna all’interno del dimenticato casolare che ospita un inquietante feticcio umanoide, niente sarà più come prima.
L’impianto di base del film non è straordinariamente originale e si possono trovare alcuni riferimenti estetici a illustri predecessori come The Blair Witch Project o il (vero) più recente sequel Blair Witch ma Bruckner aggiunge invece di sottrarre: panorami evocativi, dettagli, commistione tra incubi urbani e deliri selvaggi.
Ci sono poi sono due aspetti che portano Il Rituale a una sua completa e autonoma dignità. Il primo sono le dinamiche tra i membri del gruppo. Luke (un bravissimo Rafe Spall visto anche nella terza stagione di Black Mirror) porta un pesante fardello, un senso di colpa che ne giustifica le azioni durante tutto il film. Il secondo è la scelta di rivolgersi a una ricca mitologia nordica per catalizzare l’elemento sovrannaturale della pellicola.
Non è l’America (e le deformi famiglie Sawyer che ne infestano le zone più dimenticate) l’unica depositaria di un horror rurale. Ci si può rivolgere ad altri ambiti più occulti, radicati nella storia di un paese e nelle sue leggende.
Dal mio punto di vista Il Rituale è un bel modo di attualizzare e recuperare qualcosa che esiste in tutte le culture e che aspetta solo di essere riscoperto. In questo senso i punti di contatto concettuali con Oltre il guado sono diversi: da un lato Bianchini elabora racconti popolari del terrore e li trasforma in maledizioni contemporanee. Dall’altro Bruckner si rivolge alle leggende più classiche (viene coinvolto il malvagio Loki, figlio di Odino) per ottenere lo stesso risultato.
Se questa operazione di certo non aumenta la cifra originale del film, dall’altro riesce a rivestirlo di un sapore concreto, terrigeno e reale. Lo fa senza le furberie dei vari mokumentary ma organizzandosi intorno al classico horror, dimostrando che buone storie, buoni ambienti e personaggi ben caratterizzati sono una ricetta ancora valida per confezionare un prodotto ben più che dignitoso.

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[Racconto] – L’Adepto

Tempo di lettura: 3 minuti

L’Adepto è una brevissimo racconto inedito ispirato al mondo del mio romanzo La terza memoria ed è nato con un duplice scopo. Il primo è quello di divertirmi tornando nell’Italia post apocalittica che ho inventato come ambientazione del romanzo. Il secondo è (sarebbe) quello di stuzzicare chi ancora non ha letto La terza memoria e magari accompagnarlo verso il romanzo. Il primo scopo l’ho raggiunto. Vediamo se qualcuno mi aiuterà a raggiungere anche il secondo.
L’immagine qui sopra è la bellissima illustrazione che Franco Brambilla ha fatto per la copertina di Urania.

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Westworld 2 – la creazione di un nuovo Olimpo

Tempo di lettura: 2 minuti

Insomma, per concludere, il world-building narrativo di Westworld (così come quello di True Detective in parte come quello del Trono di Spade) è una sapientissima fusione di suggestioni iniettate a poco a poco nella coscienza dello spettatore. Un nobilissimo frankenstein meta-concettuale nel quale il tutto è ben superiore alla somma delle parti perché riesce a rivolgersi alla nostra parte filosofica senza però trascurare quella più moderna.

So che non è elegante, citarsi non lo è mai, ma riprendo la conclusione del mio pezzo su Westworld pubblicato qui a fine 2016 e rilancio: Nolan e la Joy hanno tenuto il timone ben saldo in quella direzione.

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