[Recensioni Film] – ‘La Piramide’ di Grégory Levasseur

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:½☆☆☆☆

Può un giovane esordire alla regia con un film così concettualmente datato da fare sembrare il Commodore 64 un moderno tablet?
La risposta è sì. E il nome dell’incosciente regista dietro alla macchina da presa è quello di Grégory Levasseur, ex ragazzo prodigio che a soli 24 anni aveva partecipato alla sceneggiatura del riuscito ‘Alta tensione’ (2003).
Il motore narrativo è tanto nostalgico quanto banale: un gruppo di archeologi scopre in Egitto l’esistenza di una strana piramide sepolta sotto la sabbia con caratteristiche che la rendono unica nel suo genere. Tre lati invece che quattro e un’età molto antecedente a quella delle più classiche piramidi di Giza. Aperto un varco sulla punta però, una serie di sfortunati eventi costringono lo sparuto gruppo di ricercatori a un’incursione lampo nelle profondità dell’antica tomba egizia. Obiettivo primario: recuperare Shorty, il cingolato griffato NASA che da solo vale più di tutta la spedizione messa insieme.
E qui tra gatti millenari, massoni e un inferocito Anubi si consuma la più grande tragedia dell’intera pellicola: l’assoluta mancanza di un saldo timone narrativo fa naufragare ogni cosa verso un’insipida e scontata zuppa archeo-horror.
Durante tutta la durata del film vengono seminati qua e là embrioni di pensiero desintati a non svilupparsi mai: l’inutile dibattito filosofico tra il professor Holden (Denis O’Hare) e la figlia Nora (Ashley Hinshaw) sull’opportunità di utilizzare satelliti nella ricerca archeologica e la comparsa del cadavere massone sono solo due esempi di questo disordine creativo che permea tutti i passaggi con più minutaggio dell’intera pellicola.
I protagonisti vengono letteralmente trascinati verso il finale da una serie di accadimenti che non hanno alcuna coerenza narrativa e dimostrano di esserne consapevoli: come se non bastasse i diaoghi sciatti li costringono a una incolpevole recitazione mediocre.
In più alla base di tutto c’è la scelta disonesta e balbuziente di presentare la storia come un mokumentary salvo poi ricorrere al canonico occhio del narratore onniscente quando esigenze di trama richiedono sequenze più classiche e tempi più ridotti con buona pace della sospensione dell’incredulità dello spettatore.
Insomma questo ‘The Pyramid’ è un disastro su tutta la linea e di sicuro si tratta di un esordio alla regia da dimenticare per il non più giovanissimo Levasseur.
Se davvero esiste la maledizione del faraone le vittime questa volta sono state il regista, il cast e i produttori. E che Boris Karloff riposi in pace.

Maico Morellini

Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno

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