Recensioni – ‘La Madre’ di Andy Muschietti

Tempo di lettura: 2 minuti

Lo dico a bassa voce perchè ha dell’incredibile, ma dopo la piacevolissima sorpresa di ‘Sinister‘ (2013), ecco un altro film horror riuscito sia per intenti che per realizzazione.
Due bambine molto piccole vengono portate dal padre (omicida, sia della moglie che di due colleghi) in un casolare abbandonato in mezzo ai boschi. Proprio quando questi sta per completare l’opera della sua follia uccidendo anche le bambine, una creatura misteriosa lo trucida e inizia a prendersi cura delle piccole. Tutto questo fino a quando, cinque anni dopo, lo zio delle due sorelle (Nicholas Coster-Waldau, il Jaime Lannister di Martin) le ritrova e le riporta nella civiltà. Ma, come ben fa intuire il trailer, non torneranno da sole.
‘La madre’ è, a tutti gli effetti, una classica Ghost Story che ne segue diligentemente i canoni come già altre pellicole prima di lei (‘Fragile’, 2005 piuttosto che ‘The Woman in Black’, 2012 e l’elenco sarebbe sterminato) ma non per questo non è in grado di stupire piacevolmente.
Prima di tutto c’è una grande attenzione ai dettagli e il patrocinio di Guillermo Del Toro (produttore del film) riesce a rivestire visivamente il film di quell’onirica morbidezza (e crudezza) di cui ormai si è fatto promotore. Alcune scene sono piccoli gioielli precisi e funzionali sia dal punto di vista della tensione, sia da quello del coinvolgimento emotivo dello spettatore. ‘La madre’ è infatti anche una bella e drammatica storia d’amore, sia tra madre e figlia, sia tra sorelle e anche tra adulti e bambini. In questo Muschietti fa molto bene il suo mestiere: riesce infatti a trasmettere sofferenza e amore senza inutili e barocchi arzigogoli ma solo utilizzando la macchina da presa e una bella scrittura (alla quale, tra l’altro, partecipa).
Certo non mancano i difetti: Waldau, per esempio, ha un ruolo al limite dell’insulso e seppure viene impiegato in modo non convenzionale la sua figura è troppo sacrificata e inconsistente. E sul finale, una scena che dovrebbe essere horror, risulta quasi ridicola e spezza una tensione in crescita.
Ma si tratta di dettagli a fronte di una ghost story che ha le idee ben chiare e le porta avanti con coraggio e determinazione. Muschietti tiene perciò ben saldo il timone e nell’ormai consolidata tradizione horror spagnola va fino in fondo senza ritrarre mai la mano. Non ci sono strappi e anche il cast, bambine comprese, si comporta in modo egregio. Muschietti non esagera nelle spiegazioni e dimostra di avere un bell’equilibrio tra quello che si deve e non deve dire. E’ un regista comunque giovane, alla sua prima prova con un lungometraggio, e questo a maggior ragione qualifica, e non poco, il suo lavoro.
Da notare come Del Toro stia patrocinando molte delle nuove produzioni horror latine e seppure non ottenga sempre risultati di qualità (il recente ‘Non avere paura del buio‘, 2010 è stato un flop clamoroso) riesce a trasmettere la sua grande capacità di parlare per immagini ai giovani (o comunque novizi) registi di cui si interessa.
Questo è, a mio avviso, un bel modo per creare una comunità horror europea che cresca dando un’impronta innovativa a un genere che, oggi più che mai, ne molto bisogno.
A voi il trailer:

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Hill House, il passato e l’inferno

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Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

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Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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