RF – ‘BedTime’ di Jaume Balaguerò

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★½

Che io abbia un debole per il regista catalano, lo si può dedurre leggendo questo mio vecchio articolo di qualche tempo fa. Ma, fino a questo momento, mi ero innamorato soprattutto del suo modo coraggioso e personale di interpretare, in particolare, l’horror.
Bedtime, sgombriamo il campo da fraintendimenti, non è un film horror. Ammetto che, entrato in sala, non sapevo praticamente nulla della pellicola. Da qualche parte avevo letto si potesse trattare di un film horror sull’uomo nero (e subito un terrore atavico si era impadronito di me ricordando con sgomento il vecchio ‘Boogeyman‘ (2005) e tutti i suoi sfortunatissimi seguiti), ma avevo pochissime informazioni. Immaginavo potesse essere anche una sorta di ‘Paranormal Activity‘ (2007), e in quel caso la curiosità di vedere l’interpretazione sicuramente molto personale del regista mi affascinava. Insomma, ero pronto a farmi stupire ancora una volta da Balaguerò, ma non ero pronto a un thriller così velenoso e subdolo.
Due parole sulla trama: in un condominio di Barcellona lavora un sinistro portiere il quale, affetto da una infelicità cronica e immotivata, tenta in tutti i modi di riscattare la sua depressione gioendo delle infelicità altrui e impegnando sé stesso per fare in modo che gli altri, infelici, lo diventino. Prende di mira molti inquilini ma in particolare una ragazza, giovane e solare, che diventa a tutti gli effetti la sua nemesi spingendolo in territori oscuri e malvagi dove, parole sue, non si era mai spinto prima (mi limito ad aggiungere che, da bravo portiere, possiede le chiavi di tutti gli appartamenti). Il concetto di fondo è insinuare nello spettatore una paura strisciante di qualcosa che può colpirci nel luogo sicuro e intimo per eccellenza: la camera da letto. In questo, ma solo in questo, c’è qualche somiglianza con Paranormal Activity.
Ebbene Balaguerò confeziona una pellicola densa e disturbante, anche grazie a una regia e una sceneggiatura che ammicca, inganna, ci porta fuori strada e poi ci colpisce con una forza portentosa. E come in tutti i suoi film assistiamo a una spirale vorticosa sia nell’abisso dell’uomo che da un punto di vista di tensione narrativa ma non in quanto ad azione o ritmo serrato (come accadeva in Darkness, REC, e Fragile), bensì dal punto di vista della violenza mentale a cui siamo sottoposti. E’ un film che non mette paura ma scava durante e dopo la visione, tanto che anche il solo raccontarlo porta alla mente una serie di inquietudini forti e difficilmente liquidabili con una scrollata di spalle (pregio e difetto di molti horror).
Come è suo uso e costume consolidato, seppure in modo differente dal solito, anche in ‘BedTime’ coinvolge la figura del bambino e dell’infanzia in due modi molto diversi: sia illustrandone l’ingenua crudeltà a tal punto da farci persino risultare simpatico il diabolico protagonista impegnato nell’affrontare la tipica cattiveria infantile, sia utilizzandoli in un colpo di scena magistrale come catalizzatori di perdizione e sofferenza (questo molto più simile alle sue interpretazioni passate). La trama, le motivazioni, lo svolgimento e anche le parole del terribile protagonista non possono passare inosservate e sono portatrici di una forza maligna che solo nel ‘Martyrs‘ (2008) di Pascal Laugier avevo trovato.
Qualche difetto, purtroppo, lo si trova. Soffermandosi ad analizzare la trama in dettaglio forse alcune sbavature ci sono, anche se si tratta di leggerezze che possono tranquillamente trovare una motivazione logica e che si dimenticano in fretta.
La forza di ‘Bedtime’ è proprio nella sua logica, nei piccoli inganni a cui il regista ci abitua, e nelle rivelazioni che ne conseguono: la nostra mente cerca, durante la pellicola, di non affondare con la malvagità del protagonista e complice la regia di Balaguerò resta a galla ignorandola o dandosi risposte di comodo. Poi, però, è costretta a un risveglio durissimo e sconvolgente. Proprio come la protagonista.

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