RF – ‘The Tall Man’ di Pascal Laugier

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★☆

Da un bel po’ di anni a questa parte la convinzione che il Vecchio Continente sia la vera, nuova, fucina dell’horror moderno prende sempre più consistenza e ho perciò cercato di tracciare un minimo di profilo psicologico dei nuovi autori horror europei in un pezzo, su questo sito, qualche anno fa. Lo potete trovare qui.
Tra loro possiamo inserire il nome di Pascal Laugier, talentuoso regista francese che ha al suo attivo sia il mediocre ‘Saint Ange‘ (2004) sia, e soprattutto, il disturbante, cattivo e intelligente ‘Martyrs‘ (2008). A quattro anni di distanza approda nelle sale con ‘The Tall Man’, in italiano ‘I Bambini di Cold Rock’. Sulla traduzione poco attinente del titolo mi sono fatto un’idea: l’Uomo Alto è una figura maligna che ha qualche assonanza in diverse culture oltre che essere una citazione proveniente da Phantasm. Nessuna delle due etimologie, credo, aveva l’appeal necessario per trascinare nelle sale gli appassionati horror italiani in attesa di un nuovo film sul tema degli infanti.. L’incipit del film, infatti, ci mostra la cittadini di Cold Rock, posta sul confine canadese, nella quale da mesi si verificano misteriose sparizioni di bambini alle quali la cittadinanza risponde creando la mitologica figura dell’Uomo Alto. Se la trama, per sommi capi, potrebbe ricordare anche Nightmare (1984) o film meno nobili come ‘Al calar delle tenebre‘ (2003) ben presto Laugier inizia a mescolare le carte e già a metà film siamo proiettati in qualcosa di molto differente.
Come era riuscito a fare in Martyrs, qui in modo più sottile e macchinoso, ma non per questo meno efficace, ci sorprende non una ma ben due volte. Costruisce sapientissimi colpi di scena anche aiutato da una Jessica Biel in vero stato di grazia. E lo fa avvalendosi di una matura tecnica. Già le prime scene, quando viene mostrata la nascita di un bambino attraverso i vetri sfocati di un fatiscente pronto soccorso, ci lasciano intendere che la realtà di Cold Rock deve essere scoperta attraverso un velo di mistero, che ovatta tutto il paese. Che rende i suoi abitanti impenetrabili a un giudizio chiaro e definitivo.
Il furgone dell’Uomo Alto poi, oltre a strizzare l’occhio ad ‘Alta Tensione‘ (2003) di Alexander Aja o al ‘Jeepers Creepers‘ (2001) di Victor Selva, costruisce una lunga sequenza dal potenziale decisamente alto. In più, quando i veli vengono mano a mano scostati, anche alcune stonature che di primo acchito potevano essere attribuite a una debole regia acquistano in realtà una completezza da ammirare.
‘The Tall Man’, come anche Martyrs, non è un semplice film horror, anzi. E’ un percorso attraverso un paese di provincia, attraverso un’intera società sempre uguale a se stessa e che commette gli stessi errori, dalla quale però ci viene mostrata una via di uscita. Non senza rischi, e non esente da dubbi manifestati a più riprese, e in modo sempre più convinto, durante la pellicola. Fino al potentissimo dilemma finale, pronunciato proprio dalla voce narrante.
La critica americana, e credo anche il pubblico americano, ha accolto in modo un po’ tiepido ‘The Tall Man’ ma dal mio punto di vista è normale: si tratta di un film atipico secondo quei canoni. Un film nel quale i confini tra bene e male sono molto labili e che fa riflettere rendendo inevitabile l’insinuarsi del dubbio in chi guarda: chi sono, davvero, i cattivi? Chi, davvero, sta sbagliando?
Chiudo dicendo che uno dei monologhi del film mi ricorda molto quello di Santini, nel ‘Nameless‘ (1999) di Balaguerò. Mi piace pensare che davvero si sia creata e sta continuando a formarsi una classe di registi horror europei in grado di esaltare ciascuno le capacità dell’altro. E questo, all’horror, non può che fare bene.
di Maico Morellini

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hill House, il passato e l’inferno

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 20
  •  
  •  
  •  
  •  

Rapporto di fine anno – 2018

Tempo di lettura: 3 minuti

Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 63
  •  
  •  
  •  
  •