[Recensioni Libri] – ‘Terrore dagli abissi’ di William H. Hodgson

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★½

William H. Hodgson ancor prima di essere uno scrittore, è stato un grande avventuriero. La sua vita, interessante quanto i racconti che ha scritto, si è conclusa prematuramente durante la Grande Guerra a soli quarantatré anni lasciandogli, nel complesso, poco più di dieci anni di carriera letteraria. Per me, che amo il mare e i racconti marinareschi questa raccolta ottimamente proposta da Hypnos, si è rivelata essere l’equivalente di un forziere scovato su un’isola tropicale. Ricco di tesori. Ricco di mistero.
La struttura è quella di racconti che vanno dal breve al medio, non più di una trentina di pagine ciascuno nel complesso, che narrano di tutti i misteri nascosti in un mare ancora sconosciuto. Hodgson scrive a inizio 1900 e attinge, nella sua narrativa, da esperienze dirette sperimentate durante la sua vita da mozzo. In questo l’autore tiene a mente una delle regole sacre della scrittura: raccontare per prima cosa di ciò che si conosce.
Per questo le navi sulle quali si svolgono le trame inventate da Hodgson sono così dettagliate, precise e ricche di un profumo salmastro che le rende reali. Il mondo che viene esplorato dall’autore ha tutto il fascino dello sconosciuto, di un reame nel quale l’uomo è visitatore e che nasconde misteri insondabili e terribili.
Mostri marini descritti con poche, solide, pennellate che colpiscono più per il loro effetto sugli esseri umani che per la loro forma accennata, sterminate isole galleggianti di alghe che diventano ecosistemi nei quali l’uomo combatte una lotta senza speranza. E poi il labile confine tra realtà e magia, una zona del crepuscolo che Hodgson ha più volte toccato con mano e che per questo riesce a descrivere così bene.
In mare, lontano da tutto e da tutti, una tempesta può trasformarsi nel portale che garantisce l’accesso all’inferno o al paradiso. I racconti sono figli di un tempo più libero, di un mondo nel quale il senso del bizzarro, il weird, trovava una culla naturale nei misteri dell’oceano.
Ci sono alcuni passi di lato in questo ‘Terrore degli abissi’. Hodgson esplora anche il giallo, il mistero che sembra avere connotazioni innaturali ma che poi viene riportato all’ingegno di criminali particolarmente astuti. Questi, a mio parere, sono i tentativi meno riusciti dell’autore ma solo perché la sua grande maestria si esprime all’ennesima potenza quando può dar voce a tutti i demoni che di certo hanno popolato le sue lunghe notti da marinaio trascorso in coperta. Quando flirta con il giallo, con il normale travestito da occulto, mette in campo grande creatività e inventiva che però non sono all’altezza delle sue visioni più bizzarre.
In conclusione, se amate il weird e se amate il mare ‘Terrore dagli abissi’ vi darà esattamente tutto quello che vi serve. Non resta che aspettare la pubblicazione della prossima raccolta di Hodgson.
di Maico Morellini

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Ghostland – di Pascal Laugier

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Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

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Il fallimento del futuro?

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Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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