Recensioni film

The Nun – di Corin Hardy

Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono due modi principali attraverso i quali ampliare l’universo narrativo di un franchise. Il primo è prendere un elemento (personaggio, ambientazione, situazione) e svilupparlo in maniera poco pretenziosa lavorando più sull’estetica che sulla sostanza e limitandosi a cavalcare la potenza concettuale dei pilastri fondanti il franchise. Il secondo è raccontare una storia diversa utilizzando uno degli elementi di cui sopra, sfruttare una suggestione scegliendo però un percorso narrativo autonomo che si appoggia al capostipite invece di caricarselo sulle spalle col rischio concreto di restare schiacciato dal suo peso.

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Westworld 2 – la creazione di un nuovo Olimpo

Tempo di lettura: 2 minuti

Insomma, per concludere, il world-building narrativo di Westworld (così come quello di True Detective in parte come quello del Trono di Spade) è una sapientissima fusione di suggestioni iniettate a poco a poco nella coscienza dello spettatore. Un nobilissimo frankenstein meta-concettuale nel quale il tutto è ben superiore alla somma delle parti perché riesce a rivolgersi alla nostra parte filosofica senza però trascurare quella più moderna.

So che non è elegante, citarsi non lo è mai, ma riprendo la conclusione del mio pezzo su Westworld pubblicato qui a fine 2016 e rilancio: Nolan e la Joy hanno tenuto il timone ben saldo in quella direzione.

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SOLO – A Star Wars Story – di Ron Howard

Tempo di lettura: 3 minuti

Piccola, doverosa premessa: non avevo aspettative di sorta su Solo e mi ero documentato ben poco prima di entrare in sala. Dal trailer, visto un paio di volte, mi era parso un possibile western stellare e dopo la visione posso dire che in effetti si tratta di questo. Una visione di frontiera, con tanto di assalto al treno, saloon, pistoleri, bari, miniere e chi più ne ha più ne metta. Io adoro il western perciò l’ipotesi di una contaminazione del genere mi affascinava. Lo dico subito, non sono rimasto deluso.

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A Quiet Place – di John Krasinski

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★☆
Finalmente. E’ la prima parola che mi è uscita dalla testa durante e dopo la visione di A Quiet Place, esordio fanta-horror del poliedrico John Krasinksi che qui è sceneggiatore, regista, interprete e marito (dentro e fuori dal set) della bella e brava Emily Blunt. Perché ‘finalmente’? Perché A Quiet Place riesce a ibridare in modo molto equilibrato tutti i mattoncini costituenti il DNA del nobile genere horror.

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Black Panther – di Ryan Coogler

Tempo di lettura: 3 minuti

★★★½☆

Black Panther è l’ultima pellicola targata Marvel Studios che vedremo prima della distruzione totale che Avengers: Infinity War (in uscita il 25 aprile) porterà nell’universo cinematografico dei Vendicatori ma poco ha a che fare con il vicino avvento di Thanos: il film dettaglia in modo molto preciso il regno di Wakanda esplorato in modo piuttosto marginale nel poco brillante Captain America: Civil War.

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Annientamento – di Alex Garland

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★☆☆☆
Mi sono preso una decina di giorni prima di mettere nero su bianco le mie impressioni sulla tormentata pellicola di Alex Garland. Dico tormentata perché ha avuto un travaglio produttivo tortuosa (budget limitati, cambi di piattaforma, bisticci e altre faccende da addetti ai lavori) che l’ha fatta approdare, alla fine, su Netflix. Premessa: a me Alex Garland piace molto, sia come sceneggiatore che come regista. Ho apprezzato Ex Machina e in tutti i suoi lavori c’è un nichilismo di fondo che mi affascina. Allora perché Annientamento non mi è piaciuto?

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Creep – di Patrick Brice

Tempo di lettura: 2 minuti

★★★★☆

Continua grazie a Netflix la mia paziente e inesorabile operazione di recupero horror e questa volta è il turno di una produzione indipendente prodotta poi dal mecenate Jason Blum e dalla sua Blumhouse. Creep mischia il found footage al mokumentary ma lo fa con una freschezza che solo certi registi indipendenti sembrano, almeno in questo momento storico, possedere.

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Il Rituale – di David Bruckner

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★½☆
Continua il bel lavoro di recupero/distribuzione di Netflix verso un cinema horror di certo meno chiassoso dei grandi franchise ma assolutamente degno di attenzione. Dopo il bel (e italiano) Oltre il guado di Lorenzo Bianchini, è il turno de Il Rituale, produzione tutta inglese firmata da David Bruckner e ispirata all’omonimo romanzo di Adam Nevill.

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La forma dell’acqua – di Guillermo del Toro

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★½

“A volte penso che sono nato troppo presto o troppo tardi per la mia vita.” – La forma dell’acqua – Giles

Chiunque viva questi tempi tribolati trovandosi suo malgrado attrezzato con un minimo di sensibilità avrà fatto la stessa considerazione di Giles (un Richard Jenkins in gran forma): viviamo troppo tardi o troppo presto per trovarci davvero a nostro agio qui e oggi.
La forma dell’acqua racconta (anche) questo: una squisita, delicata favola, uno specchio acquatico nel quale cercare il riflesso che più ci assomiglia senza dimenticare mai che tutti abbiamo, chi più chi meno, un carico di solitudine sulle spalle.

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Oltre il guado – di Lorenzo Bianchini

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★☆

Nonostante ne avessi sentito parlare in termini molto positivi già un paio di anni fa dai miei infiltrati al TO Horror Film Fest, recupero con colpevole ritardo questa pellicola di Lorenzo Bianchini e confermo che si tratta di un film davvero interessante. Porta una bella ventata di originalità nell’altrimenti asfittico panorama horror italiano.

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