Robocop (2014), Carrie (2013), La casa (2013), Total Recall (2012) e la lista potrebbe continuare. Viviamo un periodo storico nel quale, per tanti motivi, l'originalità cinematografica sembra fiacca e priva di mordente. Molte delle energie creative più fresche preferiscono il piccolo schermo e il proliferare delle serie TV, che spesso si rivelano piccolo gioielli narrativi, ha senza dubbio azzoppato gli slanci creativi che prima erano propri del grande schermo. E allora ecco che per non correre rischi al botteghino e per 'vincere facile' la folta schiera dei remake (o dei reboot) si arricchisce di nuovi capitoli. E di nuove delusioni. Questa riflessione nasce dal recente 'Robocop' di José Padilha ma si potrebbe ben adattare anche a pellicole 'originali' che soffrono tutte di difetti molto simili. Ho l'impressione che una bella fetta delle produzioni americane si sia 'politicizzata'. Non nel senso di una presa di posizione rispetto a eventuali schieramenti politici. Ma piuttosto rispetto alle tematiche e al modo di affrontarle. Il cinema, o almeno un certo cinema di genere, ha la giusta ambizione di dare colore a un mondo a volte confuso o troppo indistinto. E' ancora così?
VOTO: [rating:3]
Che sia a causa di una crisi creativa dalla quale Hollywood non è mai veramente uscito o che sia dovuto a slanci altruistici (leggi: diamo la possibilità alle nuove generazioni di rivisitare i miti del passato), il mercato dei reboot/remake negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale con risultati che però, secondo me, non giustificano l’operazione. Alla pletora di pellicole riviste, modernizzate, migliorate o peggiorate si è aggiunta da pochi giorni 'Robocop' di José Padilha, già regista dei due riuscitissimi 'Tropa de elite' (2007 e 2010). Reboot o remake del 'Robocop' di Paul Verhoeven datato 1987?
[rating:2.5]
Quando si scrive un romanzo di fantascienza concepire una bella ambientazione vuol dire partire con il piede giusto: permette di sviluppare i personaggi, viene in soccorso all'autore quando questo resta invischiato nella palude della sterilità creativa e crea curiosità nel lettore. Come è successo? Cosa c'era prima? Cosa succederà poi? Perché?
[rating: 1.5]
Premetto che sono affascinato dai mockumentary. Mi piace l'idea di un film costruito sulla base di una o più (finte) registrazioni amatoriali incollate tra loro per trasmettere un maggiore senso di realtà a trame che normalmente finirebbero nel classico cinema di genere. A partire da 'The Blair Witch Project' (1999) che è stato il capostipite più illustre di questo genere, passando per 'Cloverfield' (2008) e arrivando fino a 'The last exorcism' (2010) o la serie di 'Paranormal activity' (dal 2007 in poi) i risultati sono stati piuttosto altalenanti.
VOTO: [rating: 4]
Per chi come me ha amato 'Lasciami entrare' (2004), ha storto il naso con 'L'estate dei morti viventi' (2005) e si è di nuovo emozionato per 'Il Porto degli spiriti' (2008) e 'Muri di carta' (2012) ogni nuova opera di Lindqvist è accompagnata da un misto di timore e aspettativa.
VOTO: [rating:3]
Cosa succede quando si decide di trasporre sul grande schermo un romanzo denso e breve come 'Lo Hobbit' e si decide poi di farlo con tre pellicole al posto di due? Se anche ti chiami Peter Jackson (PJ), l'impresa non è priva di rischi e i limiti sia letterari che cinematografici della nuova trilogia tolkeniana sono in parte deflagrati con 'Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug'. La rete si è subito divisa in tre gruppi più o meno omogenei: chi lo odia, chi lo ama e chi ne riconosce pregi e difetti.
VOTO: [rating:4]
Le ferite inflitte agli appassionati dal nono episodio della Terza Stagione stanno inziando a rimarginarsi solo ora e sul web iniziano a comparire i volti dei nuovi personaggi pronti a entrare in scena nella Quarta: quale momento migliore per fare un bilancio sulla stagione conclusasi questa primavera? Giochiamo a carte scoperte: la Terza Stagione non è al livello delle due precedenti. La narrazione spedita, l’equilibrio tra tutte le trame narrate, la capacità di confezionare episodi intensi anche quando si lasciavano dialogare i personaggi (per esempio le sfide verbali tra Petyr ‘Baelish’ Ditocorto e Lord Varys) sono, purtroppo, un ricordo (o quasi). Tutto l’impianto che aveva reso le prime due stagione perfette, qui inizia a scricchiolare mostrando debolezze strutturali che, spero, non arriveranno a far crollare l’intero castello. E la cosa, dal mio punto di vista, è molto allarmante. Perché? Presto detto.
VOTO: [rating:3.5]
Con il secondo capitolo di Thor procede l'inarrestabile serializzazione dei film supereroici targati Marvel: più il tempo passa più il blocco tematico degli 'Avengers' si avvicina alle logiche di una lunga e articolata serie TV. E in questa ottica la qualità degli spin-off (Capitan America, Iron Man, Thor) continua a mantenere un profilo piuttosto basso per poi brillare nelle pellicole corali. 'Avengers' è stato decisamente migliore di tutti i suoi predecessori, tolto forse il primo Iron Man. Perciò, cosa aspettarsi da Thor: The Dark World?
[rating:2.5]
A volte l'idea o l'intuizione che sta alla base di un romanzo non è in grado di sopravvivere alla poca originalità del libro stesso. Altre volte è un potentissimo catalizzatore che esalta i pregi di personaggi e ambientazioni. 'Paragon Hotel' purtroppo appartiene alla prima categoria.
VOTO: [rating:3]
Il primo interrogativo che mi sono posto una volta finito questo romanzo è stato: se si legge il caso letterario dell'estate in autunno inoltrato, cambia qualcosa nella qualità delle scritto?
Perchè, fuori dai denti, 'La verità sul caso Harry Quebert' non è il romanzo straordinario che molti hanno cercato di farci credere.
VOTO: [rating:4]
'Prisoners' è il tipo di film che ogni regista esordiente dovrebbe prendere come riferimento: ha tutti gli ingredienti logici,creativi e interpretativi che ne potrebbero fare un perfetto manuale di regia. Denis Villneuve, classe 1967 e canadese, non è un turista della celluloide anche se la sua produzione, in Italia, non è mai stata distribuita in modo capillare. Ci volevano Hugh 'Wolverine' Jackman e Jake 'Donnie Darko' Gyllenhall per portare Prisoners in un discreto numero di sale cinematografiche e per fare sì che a distanza di tre settimane lo si possa ancora trovare al cinema.
VOTO: [rating:4.5]
Le idee di Herbert George Wells sono talmente intrise di genialità da farmi dimenticare che si tratta di un autore vissuto centocinquanta anni fa in quello che a tutti gli effetti era un mondo completamente diverso dal nostro.
Il romanzo 'L'Isola del Dottor Moreau' non fa eccezione. Scritto nel 1895 da un Wells trentenne e pubblicato nel 1896 potrebbe essere considerato un antento dei mokumentary (il 'Dracula' di Stoker verrà scritto solo un anno dopo) che tanto impazzano nelle sale cinematografiche. Partendo da presunti eventi realmente accaduti, il protagonista ci conduce nel cuore della sua avventura.