Nightflyers

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 2093 la Terra sta morendo (e in questo si potrebbe già leggere uno spregiudicato ottimismo: di questo passo chissà dove saremo per quella data) e l’unica speranza potrebbe essere incarnata da un’astronave Volcryn in transito nella periferia più esterna del Sistema Solare. La Nighflyer, una grande nave comandata dal misterioso capitano Roy Eris (David Ajala), intraprende la missione verso i Volcryn imbarcando uno staff scientifico guidato da Karl D’Branin (Eoin Macken) e che conta tra i suoi componenti anche un potente telepate piuttosto instabile, l’unico forse in grado di comunicare con la razza aliena. Da qui inizia una vera e propria odissea spaziale funestata da intelligenze artificiali psicotiche, allucinazioni, scoperte scientifiche: il tutto tenuto insieme da un interessante collante filosofico. La grandezza di questa serie TV è anche il motivo del suo fallimento.

Copyright: Netflix, SyFy

Facciamo un passo indietro. L’idea all’origine di NightFlyers è un racconto dal titolo omonimo sgorgato dalla penna di George R.R. Martin: all’epoca Martin era molto infastidito dall’assioma secondo il quale ‘fantascienza e horror non possono coesistere all’interno della stessa storia‘ (a dimostrazione del fatto che la contaminazione tra generi è un problema antico, anche se altro pare risolto da tempo) perciò scrisse Nightflyers proprio per dimostrare la fallacia di questo dogma e con il racconto vinse pure il Locus.
Siamo nel 1980, il cyberpunk non ha ancora debuttato sul palco culturale mondiale e la nuova carne di Cronenberg sta prendendo forma nella mente del regista canadese ma si condenserà in Videodrome solo tre anni più tardi: Martin affronta a modo suo le intelligenze artificiali, li alieni e un post-umanesimo che flirta con la fantascienza che verrà.

I pregi e i difetti della serie TV sono in pratica gli stessi: NighFlyers è un figlio degli anni ’80 e la serie TV ha proprio il sapore di quel decennio tanto straordinario quanto menzognero. C’è una bella commistione tra scienza e sporcizia, la Nighflyer è un insieme di avanguardia e retro-tecnologia: corridoi sporchi, tubature che perdono, una sensazione di generale decadenza in contrasto con la missione stessa del vascello. Ci sono enigmi filosofici che si intrecciano con l’orrore del tecnorganico, la fusione molto eXistenZialista tra carne e meccanica, spunti di riflessione che a volte vengono sviluppati, altre volte si insinuano sottopelle lasciando un senso di disagio nello spettatore. Non solo, la figura del telepate Thale (Sam Strike) alza l’asticella lasciando intuire in che direzione potrebbe andare l’evoluzione umana: da una parte i normali uomini ricorrono alla rimozione dei ricordi per superare un lutto, dall’altra Thale e gli altri L (telepati) intraprendono un sentiero del tutto diverso diventando persino l’anello di congiunzione tra umanità e intelligenza artificiale.

Trailer NighFlyers di Netflix

Poi c’è l’horror, nella serie TV molto presente e marcato, quasi il vero collante di tutte le variegate componenti che costituiscono scheletro, carne e muscoli della storia. E allora dov’è il problema? Perché la serie è stata cancellata anche in seguito a un’emorragia inarrestabile di pubblico, se tutto funziona così bene? La risposta è semplice e drammatica al tempo stesso: NighFlyers è un piccolo gioiello destinato però a un pubblico di nicchia. Trasuda, nel senso migliore del termine, anni ’80. Le radici da cui si sviluppano le tematiche, il modo stesso di trattarle, il suggerire senza sbattere in faccia: è come se fosse un invito filosofico a riflettere, un suggerimento mascherato da fanta-horror che però può e vuole scavare molto di più. Un modo e un mondo, questo, non adatto alla contemporaneità. Al netto di giudizi culturali che non ha nemmeno tanto senso sentenziare, NightFlyers parla una lingua troppa antica per essere compresa a meno di non averne assimilato il vocabolario di base una manciata di decenni fa. E’ un prendere o lasciare, a tutti gli effetti: o lo si ama o lo si guarda con un po’ di sufficienza cogliendo solo frammenti della grandezza che propone.

Un esperimento fallito? In parte. Nella sterilità creativa di un presente dove Stranger Things funziona alla grande e NighFlyers non supera la prima stagione, è anche giusto capire quanto degli anni ’80 possa essere riproposto.

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