[Recensioni Film] – ‘Suicide Squad’ di David Ayer

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★☆☆☆

‘Suicide Squad’ aggiunge un altro colorato capitolo all’universo cinematografico DC iniziato da Zack Snyder con il suo ‘Man of Steel‘(2013) e arricchito di recente dal discusso ‘Batman Vs. Superman: Dawn of Justice‘ (2016). Lo fa ricalcando nei modi ma non nei contenuti i ‘Guardiani della Galassia‘ (2014): una squadra di personaggi minori che si muovono fuori dallo scacchiere principale già disposto da Snyder ma le cui azioni intrecciano quelle di Batman in modo decisamente più diretto. Con che risultato?
La storia di base ha il suo fascino. Amanda Waller (Viola Davis) dopo la morte di Superman vuole creare una squadra segreta composta da super-criminali con lo scopo di fronteggiare le minacce metaumane che flagellano Gotham, Metropolis e il mondo intero. Recluta perciò Deadshot (Will Smith), Harley Quinn (Margot Robbie) e altri tre ergastolani più la mistica e pericolosissima Incantatrice (Cara Delavingne). Lo strano gruppo manovrato dal cinismo di Amanda Waller si troverà subito a dover fronteggiare un tremendo avversario che intende distruggere il mondo intero.
I sei membri della ‘Suicide Squad’ riescono a offrire una interessantissima alternativa ai supereroi positivi. Un gruppo di criminali, costretti insieme per forza, che collabora pur mantenendo la cattiveria di fondo propria di ciascuno di questi villain. Una visione fuori dagli schemi nella quale le motivazioni di ciascun membro, egoistiche e dettate solo da tornaconto personale, si intrecciano con la necessità di agire coordinati ma sempre e comunque dissacrando i canoni del cinema supereroistico.
Ecco. Questo avrebbe dovuto essere ‘Suicide Squad’ ma purtroppo l’ottimo David Ayer decide (o è obbligato?) di percorrere un strada del tutto diversa.
La prima cosa che salta all’occhio di questo film è la discontinuità. Schizofrenico ma mai convincente si trascina tra un combattimento e l’altro offrendo situazioni prive di pathos. Se la chiave di lettura di ‘Suicide Squad’ fosse stata la follia di Harley Quinn e la presenza sempre latente del Joker (un Jared Leto eccessivo), Ayer avrebbe dovuto seguire questa idea fino in fondo creando un caleidoscopio sconnesso e visionario come aveva fatto Zack Snyder nel tanto bistrattato ‘Sucker Punch‘ (2011).
Invece la ‘Suicide Squad’ si dimostra solo un gruppo bizzarro soffocato dal carisma di Will Smith e di Margot Robbie, una squadra di super-cattivi che lo sono solo perché ci viene ripetuto allo sfinimento. Una volta insieme nessuno di loro si comporta come la Waller ci aveva annunciato, nessuno di loro è davvero cattivo. Anzi, sviluppano un’empatia e uno spirito cameratesco che non sarebbe nemmeno sbagliato se non fosse in netto contrasto con tutto quello che ci hanno raccontato di Deadshot e compagni. Simbolico il sogno indotto di Harley Quinn nel quale si vede tutta casa e chiesa, innamorata di Jared Leto de-jokerizzato: se questi sono i desideri segreti della folle Harley, nessuno ha capito niente del suo personaggio.
La storia è tutta al servizio del gruppo e questo è un male. La Squad rimbalza da una scena all’altra guidata dal catatonico colonnello Rick Flag (Joel Kinnaman) con la presenza scentrata del Joker in secondo piano.
Già, il Joker. A parte la fascinazione per l’estetica del personaggio anche qui abbiamo qualcosa di parziale, che viaggia con il freno a mano tirato. Il suo minutaggio è molto limitato e traspare poco della sua follia: uccide solo i cattivi e, per quando affascinante, il rapporto che ha con Harley Quinn viene del tutto sminuito. E’ proprio Quinn, infatti, ad assestare il colpo di grazia alla componente politically imcorrect che doveva essere colonna portante del film: quando viene il momento decide di salvare, Dio la perdoni, ‘i suoi amici’ per i quali ha sviluppato un sincero e puro affetto.
Citando l’immortale Robin interpretato da Burt Ward: Gosh.
Ci sarebbero altri difetti ma secondo me i problemi di ‘Suicide Squad’ orbitano tutti intorno alla mancanza di coraggio che, inspiegabilmente, ha fermato la mano di Ayer. Ripeto: avrebbe potuto fare un film totalmente schizoide agganciandolo al Joker e precipitando lo spettatore nella follia di cui tanto parla la Waller.
E potrei anche perdonare la trama caciarona se ‘Suicide Squad’ fosse stato davvero un clone concettuale de ‘Guardiani della Galassia’. Ma il problema è che questo film vuole a tutti i costi innestarsi all’interno del mondo DC al quale sta lavorando Snyder, come la scena post credit testimonia, e così facendo perde le giustificazioni alle quali avrebbe potuto appellarsi.
Mi dispiace, e non poco, per l’occasione mancata.
di Maico Morellini

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Comments (3):

  1. Florian

    5 Settembre 2016 at 11:51

    Ehhh un vero peccato in effetti.

    Cattivi che non sono cattivi.
    Un Joker che di Joker ha davvero poco e si vede ancora meno.
    Una “storia d’amore” al posto della travagliata “storia odio-amore” di Halrey e Joker.

    Insomma, avrei potuto accettare una trama scontata e piatta come quella del film proposto, ma solo se al centro vi fossero stati dei personaggi “veri” introdotti in questo “colorato capitolo all’universo cinematografico DC “. Ti cito, perché in realtà questo mi sembra “l’unico capitolo colorato dell’universo cinematografico DC”. Questo è forse l’unico aspetto che ho apprezzato: l’uso dei colori fosforescenti per sottolineare “l’anomalia” di questi personaggi.
    Perché in realtà, loro non sono “cattivi” sono solo “diversi”. Sì, uno è un assassino a contratto, l’altra una “povera pazza”, l’altro ancora un “Dio” che non controlla i suoi poteri… Insomma… pià che cattivi mi sembrano incompresi e “strani” come i colori fosforescenti usati in alcune scene del film.

    Ma in generale, colori a parte, il film non mi ha emozionato più di tanto. Resto dell’idea che in confronto a Batman vs Superman quest è quasi in capolavoro… ma solo per le incredibili pecche di BvS e non certo per i pregi si Suicide Squad.

    Come detto, un peccato perché l’inizio così “colorato” e particolare premetteva bene, ma finita la mini-intro dei personaggi il resto del film non ha sfruttato il suo potenziale.

  2. Maico Morellini

    6 Settembre 2016 at 06:51

    Ciao Florian,
    ahimè concordo.
    Ho fatto apposta il paragone con ‘Sucker Punch’ di Snyder perché con tutti i difetti che aveva, era comunque un film dalla fortissima coerenza interna.
    Schizoide e pirotecnico, poteva essere da ispirazione per Ayer che tra l’altro ha provato a snyderizzarsi in tutti i modi in diverse parti di ‘Suicide Squad’.
    E aggiungo che mi dispiace perché il ‘Fury’ di Ayer mi era molto, molto piaciuto.

    Secondo me alla DC manca qualcosa, non ha ancora deciso cosa vuole fare dei suoi film. Si dibatte tra la necessità di essere seriosa e la volontà della produzione di fare un prodotto ‘per tutti’.

  3. Florian

    6 Settembre 2016 at 19:39

    Già… concordo sulle idee un po’ “annebbiate” di questo universo cinematografico DC…

    Vogliono evitare i film in stile Batman (1989).
    Vogliono evitare di “copiare” i film Marvel.
    Vogliono evitare di diventare troppo “fumetto”.
    Vogliono evitare il buonismo.
    Vogliono evitare di far mettere in mostra il lato “eroico” degli eroi.

    E poi… niente, si sono fermati a cosa NON vogliono senza decidere il futuro.

    Ogni film DC è un po’ un terno al lotto… l’unica costante eccezion fatta, almeno in parte, per Suicide Squad) sono i colori scuri, desaturati e la luminosità talmente bassa fanno venire i dubbi anche a chi ha 10 decimi di avere problemi alla vista 🙂

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