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Dopo l’antologia Voci della Polis, l’universo di Polis Aemilia (città ambientazione de Il Re Nero, romanzo vincitore del Premio Urania 2010) si amplia ancora con un racconto lungo, questa volta ambientato dopo i fatti raccontati nel romanzo.

L’onda di Canterbury è una storia indipendente, che può essere letta senza conoscere nulla de Il Re Nero ma che di certo interesserà molto tutti i lettori appassionati di Polis Aemilia. Ma di cosa parla il racconto?

Dopo la caduta della Polis Aemilia, raccontata nel romanzo Premio Urania “Il re nero”, il mondo si sta ridisegnando. La Gran Bretagna è diventata un regno teocratico isolazionista, nel quale è impossibile entrare: una misteriosa barriera, l’Onda Sacra, uccide tutti gli esseri umani che si avvicinano alle sue coste. Ma il protagonista di questa storia non è, esattamente, un essere umano. È un Dissonante, una macchina da guerra vivente, costruita per resistere a ogni genere di attacco biologico o chimico. Un relitto del passato al quale è rimasta una sola possibilità per godere di qualcosa di simile alla libertà: portare a termine la propria missione.

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Voci della Polis

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2 dicembre 2016 // Generale, Racconti
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VOCI DELLA POLIS:
Polis Aemilia è il futuro, una metropoli avveniristica sorta al centro della Pianura Padana. Dove un tempo c’erano Reggio Emilia, Modena e Bologna oggi prospera una megalopoli che ha faticosamente guadagnato la sua indipendenza dalla Repubblica Italiana e che cerca di non soccombere a un mondo in pieno declino. La Necropoli reggiana, la Polis modenese e l’Acropoli bolognese sono teatro di giochi di potere, di rituali macabri o di semplici lotte per la sopravvivenza quotidiana. Ogni aemiliano ha la sua storia da raccontare: eccole raccolte, le voci della Polis. Continue reading →

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E ci siamo! Dopo averlo presentato a Stranimondi il 15 e il 16 ottobre 2016, ‘Spettri di Ghiaccio’ è finalmente disponibile per l’acquisto. Le modalità le trovate in coda a questa breve, ma spero convincente, presentazione del racconto. Continue reading →

I Necronauti in edicola!

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15 settembre 2015 // Racconti
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E ci siamo. A quasi un anno dalla pubblicazione del primo racconto in ebook, dopo una prima stagione composta da 10 episodi e una seconda stagione composta da 5, la space opera de I Necronauti frantuma i confini del digitale e affronta la sua prima sfida cartacea.
Grazie a Edizioni BMS e al visionario (e coraggioso) Maurizio De Paola gli episodi che compongono la prima stagione sono stati raccolti in un unico volume cartaceo appartenente alla collana Ambrosia, distribuito in tutte le edicole e acquistabile anche sullo store dell’editore. La storia al suo interno, sviluppata in 10 episodi indipendenti ma collegati tra loro, è autoconclusiva
Cosa sono I Necronauti? Continue reading →

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Ed eccomi a diffondere e promuovere questo bellissimo progetto al quale ho avuto la fortuna e il piacere di partecipare con il mio racconto ‘La confraternita dei Rabdomanti’.
Di cosa si tratta? Di una raccolta partorita dalle menti di tre volti molto noti alla fantascienza italiana, Francesco Grasso, Massimo Mongai e Marco Minicangeli, e che ha visto la luce (cartacea e digitale) grazie dall’attivissimo Luigi Petruzzelli (Edizioni Della Vigna). L’idea alla base di questa antologia è riportata sulla pagina dell’editore ma la ripeto di seguito per aiutarvi a inquadrare meglio il progetto:

“Nutrire il futuro” è il tema di Expo 2015. In questo libro, pubblicato nell’ambito dei tavoli tematici Expo, troverete diciotto racconti sul cibo del futuro, e sul futuro del cibo.
In una Terra con sempre più abitanti e risorse sempre più saccheggiate, avere abbastanza da mangiare potrebbe diventare un problema nei prossimi decenni. I curatori hanno quindi chiesto agli autori, e naturalmente alle autrici, di immaginare cosa potrà accadere.
Ne sono uscite diciotto portate varie, un menu completo: chi ha un approccio più ottimista, chi più pessimista, chi cita il caffé e chi il peperoncino, chi parla di tonkatsu e spaghetti e chi di acqua. Manca il vino, in compenso è presente una strana bevanda dal gusto nuovo e forte. Poi, nuove diete e nuovi cibi…

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Con questo piccolo regalo spero di solleticare il vostro lato più oscuro!
Eccovi l’incipit di ‘Non ancora‘, breve racconto dell’occulto con il quale voglio festeggiare insieme a voi la notte delle streghe. Di seguito trovate i due link per scaricarlo in formato epub e in pdf. E ringrazio Sara Adami per la copertina.

Buon Halloween!
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50 racconti per 50 autori: distopie, ucronie, racconti ambientati nello spazio o in realtà alternative. Una vasta galassia narrativa dalla quale lasciarsi travolgere e coinvolgere. Una prefazione a cinque stelle del grande curatore di Urania: Giuseppe Lippi.
Questi gli ingredienti di “50 sfumature di SF“, antologia pubblicata in eBook da ‘La Mela Avvelenata

Uno sbuffo di vapore, umido e maleodorante, saturò l’aria della grande caverna. Seguì una vibrazione sorda, che rimbalzò sulle volte di pietra grezza.
Il Grembo si stava svegliando e la luce verdastra del suo cuore pulsante gettava ombre sui molteplici archi della grotta. Un grido metallico si fece strada attraverso tonnellate di pietra, seguito da un forte rumore di ingranaggi e dal ronzio delle immense batterie nucleari. Raggiunse l’esterno e si diffuse nella valle: la sofferenza straziata di una madre che sta per partorire.

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Racconto – Casualità

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17 maggio 2011 // Racconti
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Brevissimo e chirurgico esperimento ucronico. Come sempre, a voi l’ultima parola.

5 gennaio 1684, Woolsthorpe-by-Colsterworth, Inghilterra:
Una lieve brezza accarezzava il tardo mattino inglese mentre il sole, riflettendosi sull’erba ancora tinta di rugiada, proiettava piccole macchie di luce sulla robusta corteccia dell’albero.
Protetto dall’ombra dei rami, adagiato sul prato, un giovane si interrogava sul rincorrersi delle nubi senza accorgersi di un ape che, spinta da un soffio di vento imprevisto, finì con il restare intrappolata tra i suoi capelli.
Incapace di liberarsi, il piccolo insetto reagì nell’unico modo che conosceva.
Un grido e il giovane balzò in piedi.
“Isaac, cosa succede?” chiese una voce proveniente da un portico poco distante.
Il giovane non rispose ma corse verso la casa, con l’intento di medicare la puntura.
Qualche istante dopo, una mela cadde dall’albero senza incontrare nulla sul suo cammino. Rotolò lontano dal tronco, è lì restò. Non vista e immobile.
2 marzo 2011, Reggio Emilia, Regno d’Italia:
Un aspirante scrittore fantastica di mondi incredibili nei quali è possibile volare, nei quali lo spazio non è più proibito, nei quali le persone pur senza vedersi possono restare in contatto a migliaia di chilometri di distanza.
Poi si alza, spegne la candela, depone la penna d’oca, segue il rumore di una carrozza lontana e firma il suo ultimo racconto fantasioso.
Maico Morellini
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Quando ho incrociato, nei miei pellegrinaggi eterei, il progetto Mahayavan non ho potuto fare a meno di restare affascinato dalle potenzialità di questo mondo tutto da costruire. Il fantasy poi, da lettore, è stato il mio primo amore e l’idea di dedicarmi allo stesso filone dall’altra parte della barricata era irresistibile. La combinazione delle due cose ha dato vita a ‘Devi credere in me’, il mio contributo a Mahayavan e al primo volume di quella che sarà, ne sono certo, una lunga collana. Un ringraziamento a Edizioni Scudo, per l’opportunità che hanno offerto a tutti noi, e una calorosissima stretta di mano a tutti i miei compari di avventura.
Di seguito trovate la prima cartella del racconto. Mi auguro vi piaccia e vi incuriosisca a tal punto da spingervi ad acquistarne una copia. Buona lettura.


Devi credere in me


Un’ombra, allungata dalla luce lattea di Dytreya, ribollì prima di dividersi in due. Il frammento più sottile guizzò, visibile per pochi istanti, prima di sciogliersi tra le tenebre della successiva colonna.
Gli piaceva Kkartha, gli piacevano i vicoli, gli angoli scuri e la notte che sembrava non finire mai. Era una città piena di aspettative, di opportunità. Alzò gli occhi e un riflesso d’argento animò il buio intorno a lui: presto Dytreya sarebbe scivolata dietro i grandi edifici dei mercanti, regalandogli altre ombre. Annusò l’aria: anche di notte era piena di odori forti. Ogni respiro raccontava molte storie. Non come la sua terra. Non come la terra dalla quale era stato cacciato.
Si scrollò di dosso i ricordi: adesso non aveva tempo.
Lasciò il suo nascondiglio e corse verso il limite nord del quartiere dei mercanti. Percorrere le strade sospese, anche a quell’ora, poteva essere rischioso. Kkartha non dormiva mai del tutto e, come gli aveva ripetuto Halaxon, dovevano essere cauti.
Scavalcò il muro della parete nord con poco più di un balzo: la statura e l’agilità proprie della sua razza sembravano concepite per muoversi in quell’immenso dedalo di gradini. Le intercapedini tra le mura dei quartieri cittadini avevano creato stretti corridoi trasformanti, nel tempo, in grandi raccoglitori di rifiuti; questo prima che i Gajikj iniziassero a ripulirli per sfruttarli come canali di comunicazione tra il loro mondo sotterraneo e la città di superficie.
Era lì il suo lasciapassare per il palazzo del Mercante Nero. Contò i passi e, una volta arrivato a trenta, iniziò a tastare la parete alla sua destra.
Un colpo. Due. Tre.
Il muro rispose con un rumore sordo e poi con un sussulto:  il codice dei Gajikj. Il blocco di finta pietra scivolò di lato, rivelando alla luce di una torcia, un volto sfigurato.
– Sei in ritardo. – Grugnì lo sfregiato.
– Lo sarò se non mi lasci entrare. Subito.
Il gajikj si scostò di lato, svanendo nel passaggio.
-Il pedaggio?
– Il mio … – piego le labbra con disgusto, prima di riuscire a pronunciare la parola – … padrone vi ha già detto che avrete l’Acqua della Notte a tempo debito. Non ho tempo di parlare con te.
– E invece dovrai parlarmi. Non conosci la strada.
– Sbagli. La conosco invece. E molto bene. Da questo momento … – fece un passo verso lo sfregiato. I suoi grandi occhi pronti a inghiottirlo. –  … non mi servi più.
Sorprese la sua mano destra  già stretta intorno al sottile pugnale dalla lama nera che gli pendeva lungo fianco. Aspettava solo un guizzo nello sguardo del gajikj, la contrazione di un muscolo che indicasse un tentativo di  ribellione, un qualsiasi pretesto banale, per ucciderlo.
Ma lo sfregiato non commise nessuno di questi errori. Lo fissò, alitando speziati odori di sottosuolo, e si fece da parte per poi svanire da dove era arrivato. Ne seguì l’eco dei passi fino a quando non si spense, soffocato dall’aria umida dei sotterranei. Conosceva il labirinto di cunicoli che si snodava sotto Kkartha. Aveva imparato a temerlo prima, ad amarlo poi e, nell’ultimo periodo, a vederlo come un limite.
E proprio allora, quando stava progettando il suo secondo tradimento, Halaxon era uscito dalle ombre di Tiveria offrendogli la libertà. E nuovi talenti. Anche se, come tutto ciò che riguardava Halaxon, niente era come sembrava. Niente, con lui, era un regalo. Abbandonò il cunicolo in cui si trovava iniziando a percorrere una serie di stretti corridoi. Mentalmente trasferì i suoi spostamenti alla pianta di superficie della città.
Sapeva di essere solo. Per chi, come lui, era cresciuto tra le valli di Edania, e si era poi abituato alla vita nel sottosuolo, era facile percepire la presenza di altri esseri viventi: piccoli suoni, odori, ombre. Ma quella notte, le vie dei Gajikj erano deserte. Un altro regalo di Halaxon?
Ignorava quali patti avesse stretto il suo ‘padrone’ con la progenie del sottosuolo, e non gli interessavano: adesso era lì e doveva svolgere un lavoro. Si fermò: era arrivato a destinazione.
Accarezzò la parete, questa volta con un gesto dolce, come per sedurla, per guadagnarsi il suo favore.
-Eccoti. – Sussurrò.

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Questo racconto è stato pubblicato su una piccola antologia. Esperimento di narrazione breve, brevissima.

Punti di vista

Qualcosa doveva essere andato storto.
Non per l’attacco in se, era stato tutto meno che una sorpresa visto che conoscevano i piani del nemico già da molto tempo.
“Siamo pronti a riceverli, sire” erano state le ultime  parole di un Cavaliere incaricato a guardia personale del Re. Le ultime prima che morisse in uno dei modi più stupidi che fosse dato immaginare.
‘Forse è stato un errore’ pensò l’anziano sovrano mentre intorno a lui infuriava ancora quella catastrofica battaglia ‘Ho lasciato che entrassero tutti a palazzo, convinto di poterli schiacciare. Invece la mia astuzia mi si è rivoltata contro’.
Poco meno di un’ora prima la vittoria gli era parsa a portata di mano: nulla a che fare con la disfatta che lo stava travolgendo.
Una fortissimo clangore metallico strappò il Re dai suoi cupi rimorsi. Il mastodontico guerriero che era rimasto tutto quel tempo alla sua destra, apparentemente addormentato, scattò in avanti finendo per intercettare il crociato nemico. Uno spietato duello venne ingaggiato a poco più di un metro dal Re, che sorrise cupamente.
Ma il ghigno da lupo che si era dipinto sul suo volto si tramutò in una maschera di dolore quando, per la terza volta in pochi minuti, lo sguardo del sovrano si posò sul corpo senza vita della Regina. La morte della giovane aveva segnato l’inizio della fine, e soprattutto, con lei era morta la possibilità di vincere quella battaglia in maniera rapida.
Ricordava perfettamente cosa era accaduto. Lei, utilizzando le potenti arti magiche di cui solo le donne erano dotate in quel regno, si era camuffata e durante l’ingannevole ricevimento, con disinvoltura, aveva quasi affiancato il sovrano nemico. Sarebbe bastato un guizzo dello stiletto che tanto abilmente sapeva manovrare, un solo graffio e il veleno avrebbe fatto il resto.
Ma era stata ingannata, tutti loro erano stati ingannati. Poiché con altrettanto potenti sortilegi un mero paggio di corte aveva assunto le sembianze del Re, ed era caduto sotto la pugnalata  della fattucchiera.
La trappola era scattata e la giovane donna uccisa dai Cavalieri nemici. E da quel momento in poi, la catastrofe era divenuta di minuto in minuto sempre più inevitabile.
La lotta tra il suo fedele guerriero e il crociato ammantato di bianco stava ancora infuriando, anche se chiazze rossastre sul bianco mantello dimostravano che le sorti dello scontro erano già segnate. Una parata, una finta ed un affondo. In poco più di un fruscio il crociato cadde al suolo privo di vita.
‘Una mera consolazione’ pensò, e come a conferma delle sue parole quattro soldati nemici si avvicinarono al guerriero che ancora si frapponeva fra lui e il suo destino.
Dopo la morte della Regina era infuriata la più selvaggia e al tempo stesso calcolata delle battaglie. Il pavimento di marmo aveva iniziato a tingersi di cremisi mentre i combattenti incontravano uno dopo l’altro il loro destino.
Si erano battuti bene, certo. Anche ora il Re vedeva il Cavaliere falciare un soldato dopo l’altro, per correre in suo soccorso. Il nemico era stato abile nel separarli, approfittando delle arti magiche di cui anche lui disponeva (aveva condotto lì anche la sua Regina ! Dovevano immaginarlo, avrebbero dovuto prevedere una mossa simile….eppure…), e si stava preparando a giocare il tutto per tutto, nel tentativo di ucciderlo.
Il guerriero cadde sotto le lame dei soldati nemici, che ora si rivolsero a lui come fameliche iene in  caccia di un debole e morente leone.
Anche ora poteva vedere il ghigno del Re nemico farsi largo sotto l’armatura, tra le spire della dorata corona che indossava.
Perché erano arrivati a quel punto?  Per quale motivo si erano trovati partecipi di quella lucida e organizzata carneficina il cui reale scopo forse sfuggiva persino a loro? ‘Era il nostro destino’ si rispose mentre un altro crociato, nel bianco del suo mantello, si fece largo tra i soldati per reclamare la vita del Re.
Si guardò di nuovo intorno. Il Cavaliere, uno dei pochi alleati che gli erano rimasti, era troppo lontano. Non sarebbe mai arrivato in tempo. Davanti a lui veniva il crociato, feroce e con una sola parola scritta tra le pieghe lucenti del bianco mantello: morte.
Il Re comprese la trappola. Capì che anche il potere della Regina nemica era all’opera, ma un moto di fierezza si fece largo nella sua anima.
Si sollevò in tutta la sua statura, solitamente mascherata dal peso del governo e dalla vecchiaia e come un’inesorabile fiera sfoderò l’antica lama.
Sarebbe caduto combattendo, non in cerca di un’inutile fuga lontano da quella sala.
Il crociato titubò qualche istante colpito da quell’esile figura che ora lo fronteggiava senza timore, per poi ricadere vittima della sua furia.
Il Re raccolse le forze e si scagliò all’attacco. Nei suoi colpi esplose un’antica ira alimentata dal possente orgoglio della sua stirpe, mai realmente dimenticato. Il crociato si oppose, inizialmente con forza, ma fu travolto dai colpi del sovrano, inarrestabili.
E allora la trappola, se ormai di trappola si trattava, scattò.
I soldati nemici sfoderarono le armi, gettandosi sul Re.
Lontano, troppo lontano, il Cavaliere gridò di disperazione.
Nella stanza il ritmato ticchettio si interruppe, lasciando solo l’estinguersi di un eco.

I due uomini si fissarono per interminabili secondi e poi il più giovane dei due si alzò. Mosse la mano in un gesto quasi sacerdotale, rovesciando un piccolo oggetto di legno sistemato sul tavolo:
“Scacco Matto”.