Una Legione senza futuro?

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Il mio nome è Legione perché siamo molti.

Come si può evincere dalla citazione qui sopra, non mi sto riferendo alla straordinaria serie televisiva FOX, e in realtà nemmeno all’esorcismo citato dai vangeli canonici. Però Legione indica, cito più o meno testualmente, una schiera, una moltitudine un gruppo compatto. Come si può associare questo a un periodo storico nel quale l’individualismo sembra essere più forte che mai? Come può essere, ovviamente al netto di riferimenti demoniaci, l’era della Legione?
Faccio un piccolo passo di lato: qualche settimana fa ho provato a puntare il dito su qualcosa che mi sta molto preoccupando: la cancellazione del passato in favore (e a causa) di presente troppo complicato, troppo totalizzante da poter coesistere con ciò che è stato.
Il presente è complicato, certo. Richiede molte risorse per poter essere affrontato (un po’ di tempo fa ho provato a spiegare come sia cambiato il modo di comunicare, di come informazione e opinione siano diventati un pacchetto unico) ma il problema è che non è generoso. Pretende tanto, restituisce poco. Le verità si moltiplicano, le apparenze diventano altre verità e gli strumenti che abbiamo a disposizione finiscono con il diventare il motivo per il quale facciamo le cose. Non il mezzo.
Siamo, a tutti gli effetti, una Legione sempre più numerosa che ha tre caratteristiche principali:
incapacità di trovare un terreno comune per discutere della contemporaneità. Non parlo di giudizi condivisi su ciò che è stato, per certi versi è più difficile convergere su un passato nel quale non si era presenti. Parlo dei normali confronti quotidiani: immigrazione, vaccini, veganesimo e l’elenco potrebbe continuare. Ognuno di questi argomenti trova sostenitori capaci di rivolgersi a tonnellate di documentazioni che sostengono l’una o l’altra tesi. Documenti che, almeno in apparenza, hanno lo stesso livello di attendibilità. Diventa solo una questione di fede.
tendenza a utilizzare gli strumenti moderni (i social, per intenderci) avendo come scopo ultimo le loro logiche di funzionamento e non il reale motivo per cui sono nati. Cioè, non li uso per condividere. Ma condivido per usarli. Il normale svolgersi della vita è al servizio di logiche che finiscono con l’alterarlo. Il normale svolgersi della vita è al servizio del presente.
difficoltà crescente nel concepire un orizzonte finito e limitato. Il proliferare delle serie TV, al di là di tutti i motivi tecnici, qualitativi, etc, è un sintomo abbastanza chiaro secondo me. Ci piace l’idea di qualcosa che continua, che perdura, che si ripropone allontanando un principio fondamentale: quello della fine di qualcosa. Certo, le serie finiscono, ma di base ci piace il comfort che deriva da una narrazione potenzialmente infinita. Non so se questa sia causa o effetto, ma non posso fare a meno di registrare anche questo. E un fenomeno così importante non può non avere impatto sulla percezione del presente.

Le tre caratteristiche di cui sopra unite al nostro costante attorcigliarci intorno a cose il cui orizzonte temporale di fatto non esiste o non è richiesto presentano un conto molto salato: il futuro perde importanza. La pianificazione perde importanza. La prospettiva non ha alcun senso. Di per sé, questo non sarebbe un problema così serio se il presente, per contro, avesse solide fondamenta di facile condivisione. Ma abbiamo visto che non è così, che la totale mancanza di una verità comune sulla quale costruire i normali confronti quotidiani rende l’oggi un poco utile ammasso costituito da un’amalgama affaticante composta da pari percentuali di informazioni e opinioni. Tutte strette insieme in maniera così intima da non riuscire a scinderle.

Tutto quello che NON vorreste sapere:
L’assenza del passato genera mostri
Percezione, realtà e inganno
Abbiamo ucciso la balena blu
La necessità degli assoluti
Filosofia, scienza, fantascienza e assoluzione
Intelligenze artificiali?

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[Racconto] – L’Adepto

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L’Adepto è una brevissimo racconto inedito ispirato al mondo del mio romanzo La terza memoria ed è nato con un duplice scopo. Il primo è quello di divertirmi tornando nell’Italia post apocalittica che ho inventato come ambientazione del romanzo. Il secondo è (sarebbe) quello di stuzzicare chi ancora non ha letto La terza memoria e magari accompagnarlo verso il romanzo. Il primo scopo l’ho raggiunto. Vediamo se qualcuno mi aiuterà a raggiungere anche il secondo.
L’immagine qui sopra è la bellissima illustrazione che Franco Brambilla ha fatto per la copertina di Urania.

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Westworld 2 – la creazione di un nuovo Olimpo

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Insomma, per concludere, il world-building narrativo di Westworld (così come quello di True Detective in parte come quello del Trono di Spade) è una sapientissima fusione di suggestioni iniettate a poco a poco nella coscienza dello spettatore. Un nobilissimo frankenstein meta-concettuale nel quale il tutto è ben superiore alla somma delle parti perché riesce a rivolgersi alla nostra parte filosofica senza però trascurare quella più moderna.

So che non è elegante, citarsi non lo è mai, ma riprendo la conclusione del mio pezzo su Westworld pubblicato qui a fine 2016 e rilancio: Nolan e la Joy hanno tenuto il timone ben saldo in quella direzione.

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