[Recensioni Film] – ‘Rogue One: A Star Wars Story’ di Gareth Edwards

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16 dicembre 2016 // Recensioni film
Tempo di lettura: 4 minuti

VOTO:★★★★☆
Dunque è successo. Il sacro sigillo è stato spezzato con la proiezione del primo Star Wars Story: un film fuori canone rispetto alla nuova trilogia in corsa che proseguirà il suo cammino con episodio VIII a dicembre del 2017. Una pellicola, questa, che farà da apripista per tutte quelle che verranno. Racconti monografici fuori dalla normale epica starwarsiana (l’assenza dei classici titoli iniziali chiarisce da subito che non si tratta di un Episodio, con la E maiuscola), spaccati e finestre sul vastissimo mondo di Guerre Stellari. Com’è andata? Il primogenito si è comportato bene?
Rogue One si localizza tra Episodio III ed Episodio IV e racconta, in sostanza, di un gruppo di coraggiosi ribelli il cui scopo è trafugare i piani della misteriosa super-arma, la Morte Nera, costruita sotto la supervisione dell’iracondo direttore Orson Krennic (Ben Mendelsohn). La protagonista, Jyn Erso (Felicty Jones), viene reclutata dall’Alleanza e le viene chiesto di dimenticare il suo passato da fuorilegge in favore di un disegno più grande.
Per sommi capi, la storia alla base di Rogue One è questa.

L’ARTE DELLA GUERRA
Sgombriamo il campo da equivoci. Rogue One è un film di guerra, e questo non è un difetto. Ed è anche un cinico film di spionaggio che sporca, come è giusto che sia, l’immagine candida e immacolata dell’Alleanza Ribelle. Cassian Andor (un ottimo Diego Luna) rappresenta proprio questo: il combattente che sa di dover raggiungere un obiettivo e lo persegue con tutti i mezzi necessari. A differenza di un normale ufficiale imperiale, però, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato e questo lo rende uno dei personaggi più riusciti.
Un film di guerra, dicevo. Sì, Rogue One ci mostra (finalmente) dopo le ovattate e monche Guerre dei Cloni, che cosa ha rappresentato la morsa imperiale sulla galassia e come i Ribelli sono stati costretti a combattere le loro battaglie. C’è tanta, tanta azione. Ci sono molti scontri alternati a parti più interlocutorie, ma nel complesso l’azione e la crudezza della guerra (pur nei canoni non sanguinari della Disney) è il patrimonio genetico preponderante della pellicola. Perciò, se non vi piacciono i film di guerra, è probabile che non apprezzerete Rogue One. Io vi ho avvisati.

Rogue

LA MANO DI GARETH EDWARDS
Sono stato molto, molto contento di aver notato in modo chiaro la mano di Edwards, presente in tutto il film. Chi conosce il giovane regista inglese sa che al centro delle sue storie ci sono gli uomini ‘comuni’, le persone e le loro particolarità. ‘Monsters’ (2010) era un delizioso film nel quale la componente aliena, seppur presente ovunque, svaniva rispetto a quella umana. Il suo ‘Godzilla‘ spostava il focus sugli eroi umani e molto del Kaiju era mostrato attraverso l’occhio dell’uomo.
Rogue One non fa eccezione. Sono i personaggi al centro di tutto. Edwards è riuscito a fare un lavoro straordinario dando spessore a ciascuno dei sei protagonisti con grande abilità. Capiamo il carisma dello scienziato Galen Erso (Mads Mikkelsen) dalla sua capacità di convincere con le parole il pilota imperiale Bodhi Rook (Riz Ahmed), comprendiamo la determinazione di Cassian Andor dalla spietatezza con la quale copre le sue tracce. Il droide K-2SO è uno dei personaggi più riusciti: poche battute ben scritte e una parte drammatica davvero impressionante. E così via. Edwards umanizza, elabora, sporca e nobilita. Un solo film a disposizione, tanti personaggi, un lavoro di scrittura notevole.
Star Wars è sempre stato una commistione di generi, fantasy e fantascienza sopra tutti. Rogue One sbilancia l’equazione verso la componente fantascientifica a causa (o per merito) della sua veridicità, del suo essere torbidamente vero. Perciò Edwards, dove può, adotta scelte più fantasy: il castello di Vader così come la base di Scarif hanno canoni estetici decisamente meno fantascientifici. Altro bel colpo, secondo me.

LA VIA DEL PREQUEL E GLI OMAGGI
Per quanto definito spin-off, Rogue One è a tutti gli effetti un prequel che ci conduce per mano fino all’avvio di Episodio IV. Una delle cose straordinarie che ha fatto Edwards è di nobilitare, con Rogue One, alcuni aspetti di Episodio IV pur rispettandone la purezza. Scelte intelligenti, sempre dovute a una scrittura consapevole, consentono a Rogue One di riempire uno dei tasselli del puzzle che i primi tre prequel avevano lasciato incompleti.
Ci sono strizzate d’occhio al canone classico, alcune troppo gratuite secondo me, e niente mi toglie dalla testa che siano state decisioni della post-produzione disneyana. Personaggi noti che compaiono dal nulla senza fare niente. Il piccolo cameo di R2D2 e C3PO poi secondo me è un disastro in termini di continuity, ma fa niente. Peccato veniale, dopotutto.
I personaggi del passato che contano, Darth Vader e Tarkin, sono trattati con i guanti e il loro ridotto minutaggio è pura gioia per i fan di Star Wars.

Rogue One Death Trooper

TUTTO PERFETTO?
No, Rogue One non è un film perfetto. Ha alcune parti più deboli (mi riferisco in particolare a tutta la parte su Eadu) e il personaggio di Saw Gerrera, a dispetto di un’estetica fenomenale, lascia un senso di incompiuto.
Perciò difetti ce ne sono, sparsi. Viaggia a velocità diverse in diversi momenti e la parte di Eadu si porta dietro un senso di incompletezza che intacca in parte qualche momento topico della narrazione.
Ma nel complesso Rogue One è un ottimo film. E’ davvero Star Wars? Sì. No. Boh. In realtà, non importa. E’ un film che si innesta alla perfezione nella ‘galassia lontana lontana’ che amo alla follia, è un film che mostra altri aspetti di quell’universo stupendo ed è un film importante. Parla di speranza, di destino, di redenzione e di coraggio. Non c’è l’epica del bene contro il male ma noi contrabbandieri di vecchia data sappiamo che ‘nessun campo di energia mistica controlla il nostro destino’.
Perciò, grazie Gareth.
di Maico Morellini

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Scritto da: Maico Morellini

Autore de 'Il Re Nero', romanzo vincitore del Premio Urania 2010 e pubblicato nel novembre 2011 da Mondadori. Scrive su Nocturno e ha pubblicato in diverse antologie. Nel 2014 ha creato per Delos Digital la serie hard science fiction 'I Necronauti'.

6 Comments

  1. In linea di massima condivido… un film che potrebbe benissimo “non essere” un film di SW, ma alla fine è integrato bene nella serie… Però credo che qui SW/Disney si sia inventato un nuovo tipo di film… un prequel a SW IV, un sequel a SW III… insomma, per me è un “traquel”.
    Spero solo che non diventi la nuova moda… perché se in questo caso è riuscito (a mio parere) piuttosto bene (anche se particolarmente nella prima parte del film ho trovato che fosse un po’… lento…) avrei il terrore di vedere dei “traquel” di altre saghe: “Un filmetto tra Superman I e Superman II; la storia della madre di Trinity ambientato tra Matrix II e III; un traquel tra la fine del film di Stargate e la serie TV…” XD)

  2. Ciao Florian,
    ma infatti sono molto curioso di vedere il prossimo spin-off tutto incentrato su Han Solo che direzione prenderà.
    Non può essere epico come questo, non può cambiare troppo il personaggio, non può fare un sacco di cose.
    Ammetto che su quello, ahimè, sono ben più preoccupato che per questo Rogue One.

  3. “Capiamo il carisma dello scienziato Galen Erso […] comprendiamo la determinazione di Cassian Andor”…mi spiace Maico, rispetto la tua opinione, ma io non ho capito l’uno, e non ho compreso l’altro, perchè non me ne è stata data minimamente la possibilità. E’ un film pieno di “gente”, non di personaggi, e K-2SO non è uno dei personaggi più riusciti, per me è l’unico definibile personaggio riuscito e paradossalmente, l’unico essere umano. Gli altri erano tutti degli abbozzi di valori fascinatori possibili, non di valori che sono, per come vengono presentati. Le relazioni per nulla spiegate mi lasciano molto a bocca asciutta, soprattutto quella Galen Erso/Krennic, poi quella Tarkin/Krennic, quest’ultima che mi risulta fastidiosamente forzata. Per me c’è una spaccatura tra la prima e la seconda parte di film in termini di ritmo della narrazione; non concordo con chi dice che il film sia un crescendo, perchè la prima parte è proprio piatta, la seconda tutto l’opposto. Una scelta coraggiosa questo film, personalmente rimango soddisfatto per un terzo, l’ultimo terzo del film.

  4. Figurati,
    ci sta che il mio punto di vista possa non essere condiviso. Anzi, guai sennò!
    Io ho capito la relazione tra Galene e Krennic da quei pochi secondi in cui li hanno fatti vedere insieme, calici e brindisi, in divisa imperiale. Forse mi sono accontentato, ma non avevo bisogno di sapere altro su di loro. E questa mia sensazione vale per tutti gli altri personaggi. Chiaro che incarnano vaghi stereotipi, ma lo fanno in modo funzionale e di loro capisco tutto da poche pennellate.
    Ma ovvio che parlo di me, e ovvio che non è una verità assoluta.
    Ma un pilota imperiale che diserta è un’assoluta novità (se togliamo Finn, ma quello non è Impero) e le motivazioni che lo portano al tradimento e che ci vengono fornite sono tutte belle parole di Galen.
    A me è bastato, ma è anche vero che Star Wars vive molto di suggestioni e queste non sono oggettive. 🙂

  5. Piero Schiavo Campo 17 dicembre 2016 at 21:29

    Visto. L’ho trovato ottimo, il che dimostra (leggendo i commenti precedenti) con quanti occhi diversi si possa vedere la stessa cosa. Del resto, da tempo sono convinto che l’opera d’arte (di qualsiasi arte) non esista in sé, ma solo nell’incontro con chi la osserva: quando guardo la Gioconda, creo un oggetto che è il me-Gioconda, diverso dal te-Gioconda, e la gioconda di per sé non è altro che una tavola colorata. I motivi di fondo per cui ritengo che sia il miglior Star Wars mai uscito dai tempi mitici degli episodi IV e V (ma non VI) stanno nel plot (sobrio, lineare ma credibile) e nei personaggi (occhi diversi da quelli di Andy! Non migliori e non peggiori, solo diversi), personaggi che nella loro “normalità” acquistano una patina che è più (non meno) mitica dei superdotati Jedi. E’ da notare la trasformazione profonda che ha subito la saga. Quando uscì l’episodio IV, mi colpì molto favorevolmente l’idea di virare in chiave fantascientifica la lotta tra il bene e il male; un’operazione simile non si poteva fare senza ironia, che infatti nel film abbondava: dall’orchestrina jazz di alieni (mai visto nulla di simile in precedenza) al serpente con un solo occhio gigantesco che sguazza nel liquame… Il pregio del primo film di Lukas stava (anche) nel fatto che l’ironia non toglieva nulla alla tensione drammatica. Ma dove sono finiti il bene, il male, l’ironia? Gli ultimi SW li hanno mandati sempre più in soffitta, sostituendoli con una patina dark che nella serie originale non esisteva. Un evidente segno dei tempi…

  6. Grazie del commento Piero!
    Episodio VII ha cercato di spolverare l’antica ironia che Lucas era stato capace di inserire alla perfezione in una storia comunque molto epica.
    Ma lo ha fatto, secondo me, solo in parte e forse fotocopiando qualcosa con la conseguente perdita di eleganza.

    In questo Rogue One, soprattutto per bocca del droide, trovo che sia stato ripescato un po’ di questo spirito ma è vero ciò che dici.
    La patina dark c’è, eccome. E di sicuro è segno dei tempi.
    Per quanto mi riguarda, faccio fatica a toglierla anche da ciò che scrivo.

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